martedì 28 aprile 2020

Proposta di riforma del sistema previdenziale, e più in generale un nuovo approccio economico industriale: Politica economica a filiere DRAFT REV 1


Proposta di riforma del sistema previdenziale, e più in generale un nuovo approccio economico industriale: Politica economica a filiere  DRAFT REV 1
Con il coronacoma, sono venute a nudo, tute le criticità a tutti i livelli, dalla burocrazia, all’evidenza delle criticità ed inadeguatezze di tanti tabu economici.
La ripartenza economica, e l’economia in generale, dovrà cambiare paradigma, pena la distruzione dell’economia a livello sistemico.
Ora l’approccio economico dovrà essere non più generalista, ma dovrà essere specifico per le singole filiere, in modo da garantire non solo per la ripresa ma anche la migliore soluzione a lungo termine, o a regime che dir si voglia.
Ora in tale contesto, emerge un trade off per le industrie ed amministrazioni tra, innovazione e ricambio generazionale, con la “borsa stretta” della fiscalità statale complessiva. Tale primo vincolo, ormai è destinato a rompere il tabu, specifico dell’Eurozona secondo il quale con la fiscalità del bilancio dello stato sia garantito il debito pubblico. Ciò comporta essendo, di fatto, l avanzo l elemento cardine dell’effetto garantista, ciò porta alla compressione economica che ha dimostrato il suo fallimento. Il modello è quello “normale” fuori eurozona ove chi garantiste è la banca centrale last lender. Una nota di commento breve, il perseguimento di un percorso a step per l unificazione, ancorché pero i trattati e l intero percorso si siano tradotti nel primario obiettivo di proteggere le economie tedesche e francesi dalla competitività Italiana, è stato ingenua, per non dir altro, prevedere in tale cammino. Gli obiettivi di un qualsiasi percorso devono essere condivisi, senza tale condivisione non si può procedere. Questa la grande lezione che dovranno loro malgrado apprendere gli Unionisti.
La proposta verte in una riforma semplice e forte del sistema previdenziale. Innanzitutto un tragitto di trasmigrazione graduale del sistema da ripartizione ad accumulo, pertanto occorre anzitutto suddividere la previdenza in assistenza e previdenza pura. La parte assistenziale dovrà trovare la costituzione di un fondo a contribuzione figurativa alimentato dalla fiscalità generale inizialmente e la messa ad accumulo e rendimento tramite Fondo Sovrano con un controllo in chiave di monitoraggio dall’ Inps e Ministero Finanze (si può ipotizzare un dipartimento ad hoc di specialisti finanziari ed attuariali). Dall'altra, stessa impostazione sopra descritta di gestione con Fondo Sovrano, ma alimentato dalla contribuzione dei lavoratori.  In tale fase di transizione dovrà essere sostenuta una spesa extra sistema finche sarà necessario partendo da un sistema a ripartizione. L inps di conseguenza dovrà trovare una forte ristrutturazione, con beneficio di efficienza organizzativa e contenimento della forza lavoro.
Questo a livello superiore.
A livello invece di filiera produttiva, essa dovrà essere analizzata, in termini di grade d’innovazione, grade di tipologia prevalente di forza lavoro, (manuale, specialistica intellettuale etc.), ed in termini di ciclo d’innovazione e cambiamento tecnologico cui ne consegue la capacita di adeguare organizzativamente la filiera .
Ciò determinerà, la profondità di specializzazione dei lavoratori, l ambito di competenze, e ne discenderà partendo dalla situazione attuale la determinazione dell’età pensionabile. Se teniamo ingessate le aziende con una età pensionabile funzionale al sistema della fiscalità, dovrà calcolarsi il danno sule filiere produttive in termini di perdita di competitività.
Analizziamo un caso che ben fa capire l assunto a proposta. Filiera delle telecomunicazioni.
Telecom Italia, presa a riferimento, essendo la maggior industria con l asset strategico della rete nazionale, è in un settore, a velocissima innovazione tecnologica, con personale ad alta specializzazione, e settore capital intensive. In parole povere la filiera più “difficile” tra le filiere essendovi elementi in prima face inconciliabili.
Per effetto della Legge Fornero, tale azienda a subito un blocco di cinque anni del turnover del personale, determinando al improvviso un blocco non solo economico, ma anche di adeguamento organizzativo, e d’inserimento di nuove specializzazioni, rendendo il contesto non flessibile, richiedendo sforzi organizzativi per rispondere alle nuove esigenze con una organizzazione resa rigida dalla risorsa Personale.
L azienda inizialmente ha attuato azioni di efficienza, dopodiché, ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali, soft, contratti di solidarietà, per finire col finanziare parte di tali contratti con l a CIG, e nel contempo recuperare risorse per sostenere l onerosità della possibilità di prepensionamenti ex art 4 Legge Fornero.
Tale approccio, ad oggi sulla base di ciò che l ordinamento consente, risponde debolmente alle esigenze aziendali.
La controparte dello Stato, da un lato trova soddisfazione per un non aggravamento della fiscalità, mantenendo i costi nella forza lavoro che andrebbe invece posta in pensionamento, e dall'altro pero richiede la digitalizzazione del paese, ed il continuo ammodernamento data l evoluzione tecnologica molto veloce.
Tale richiesta pertanto non può essere sostenibile, per l esigenza strategica richiesta. Anche in termini di benefici per tutte le altre filiere e per il tessuto intero economico, essendo l infrastruttura ed i servizi avanzati elemento competitivo a beneficio dell’ intera nazione.
Quale dovrebbe essere l approccio in questo caso.
Gli elementi chiave sono
Ricerca e sviluppo
Personale specializzato ad alta intensità formativa
Risposta veloce organizzativa dell’ Azienda
Da dove partiamo attualmente
Ricerca e sviluppo non ottimale (carenze di personale specialistico in possesso di nuove competenze, digitali)
Personale molto specialistico ma di competenze non più necessarie rispetto alle esigenze passate, e di età avanzata d’impossibile riconversione.
Specifichiamo bene il contesto per tale ultimo punto. Le diverse figure professionali tradizionali, per un’ azienda grande caratterizzata dalla parcellizzazione dei processi, ha determinato figure estremamente specialistiche all’altissimo contenuto professionale; ora riconvertire un tale figura, porta con se grandi svantaggi:
1 essendo risorse con lunga carriera ed età avanzata, la riconversione, come contenuto professionale sarà molto limitata, col risultato di avere una figura a bassissima specializzazione; ciò equivale a dire non è quello che mi servirebbe, ma accontentiamoci.
2 per effetto del punto precedente, la risorsa lavorativa vedrà mortificate le mansioni, rispetto le precedenti che riflettevano l elevato contenuto professionale specialistico, ne discende una distruzione del clima lavorativo, che è una delle risorse fondamentali per qualsiasi azienda .
L insieme dei due elementi viene cosi a pesare sulla velocità dell’ azienda in termini di adeguamento all’ evoluzione tecnologica e di mercato, ed una organizzazione che non risponde mai in pieno alle effettive esigenze ottimai per il contesto d innovazione.
Il tutto si traduce in una perdita di competitività, e di freno per tutte le altre filiere produttive, e anche per rendere smart la domanda lato famiglie.
Quale quindi la soluzione
Per la filiera telecomunicazioni, l età pensionabile dovrà essere portata a 58 anni, in modo da consentire un alto ricambio, ed alleggerimento (effetto Fornero), con l inserimento di risorse “fresche” giovani, con le specializzazioni idonee, portando cosi alla migliore efficienza ed efficacia dell’ Azienda.
Il Balance sheet di questa proposta di riforma, va contabilizzato con ampia visione strategica, se da un lato si carica il sistema previdenziale, dal altro avremo un immediato beneficio in temimi di occupazione, ed andranno contabilizzati i benefici indotti, dalla forte competitività della filiera in se, e del potenziale di spinta su tutte le altre filiere.
Come noto il più grande competitore italiano, nella manifatturiera escludendo food e moda, è la Germania, rimanere nella gabbia di vecchie concezioni di restrizioni e fiscalità, porterà alla distruzione progressiva delle filiere e del sistema industriale italiano, relegandoci ad assumere un ruolo di paese arretrato, a basso costo del lavoro come una colonia produttiva di altri paesi egemoni.
Questa è la nuova sfida, che richiede lungimiranza ed innovazione da parte dei Policy Maker. La partita è oggi, perdere un vantaggio competitivo oggi, significare fissare un gap non più facilmente colmabile per generazioni.

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