Analisi e documenti di Relazioni Internazionali e Diplomatiche Intelligence e Macroeconomia EU
venerdì 23 dicembre 2022
Situazione delle donne in Afghanistan prima del 1979 Il tocco della Morte USA
Quando gli USA portano la liberta occorre analizzare i fatti e verificare se invece porti morte devastazione e medioevo : nel 1979 gli USA decidono con ordine esecutivo carter 3-7-79 di dare esecuzione alprogetto Bzerzinsky di proxy war contro la USSR in afghanistan . Oggi dopo 40 anni possiamo affermare che Osama ha vinto questa era la societa Islamica nel 1979 , di islam moderato e moderno, oggi sappiamo cid avere il radicalismo islamico medievale........'Da ragazza ricordo mia madre che indossava la minigonna e ci portava al cinema. Mia zia è andata all'università a Kabul».
Horia
venerdì 16 dicembre 2022
Ukraine drops EU plans and looks to Russia 21 Nov 2013
21 Nov 2013
In dramatic turnaround, government says it is suspending trade pact preparations and talking to Russia again.
Ukraine has rejected draft laws that would allow the release of a jailed opposition leader, suspended plans for a landmark agreement with the European Union and announced it will renew active dialogue with Russia.
The Ukrainian parliament’s failure to pass the bills on Thursday to grant freedom to the former prime minister Yulia Tymoshenko, took away the country’s last chance to satisfy the EU’s condition for stepping towards integration with the 28-member bloc.
The decree issued by Prime Minister Mykola Azarov on the government website on Thursday said that the decision was taken in order to “ensure the national security of Ukraine” after taking into account the effects of trade with Russia if the agreement was signed on November 28-29 summit in Vilnius.
The agreement with the EU would have marked a pivotal shift westwards for the ex-Soviet republic’s 46 million people, away from historic Russian ally.
The government instead proposed creating a three-way trade commission between Ukraine, the European Union and Russia that would resolve trade issues between the three sides.
Last chance
EU leaders have repeatedly warned that Ukraine may not have another chance of signing the Association Agreement for several years, with the EU Commission due to change in 2014 and Ukraine set for presidential elections in 2015.
The leader of the opposition responded to the government order by saying that President Viktor Yanukovich could face impeachment if he failed to sign the agreement with the EU.
The opposition has accused Yanukovych of having no interest in seeing Tymoshenko released ahead of 2015 polls and deliberately trying to stymie the inking of the deal with the EU.
Meanwhile, Putin, whose government piled pressure on Ukraine in the run-up to the summit, said on Thursday that Moscow was not against Ukraine signing the association agreement.
“We are not against Ukraine’s sovereign choice whatever it may be,” he said, reiterating however the threat of protective measures should Ukraine join forces with Europe.
L'Ucraina abbandona i piani Ue e guarda alla Russia 21 novembre 2013
21 novembre 2013
In una drammatica inversione di tendenza, il governo afferma che sta sospendendo i preparativi del patto commerciale e parlando di nuovo con la Russia.
L'Ucraina ha respinto i progetti di legge che consentirebbero il rilascio di un leader dell'opposizione incarcerato, ha sospeso i piani per un accordo storico con l'Unione europea e ha annunciato che rinnoverà il dialogo attivo con la Russia.
La mancata approvazione da parte del parlamento ucraino giovedì dei disegni di legge per concedere la libertà all'ex primo ministro Yulia Tymoshenko, ha tolto al paese l'ultima possibilità di soddisfare la condizione dell'UE per fare un passo verso l'integrazione con il blocco dei 28 membri.
Il decreto emesso giovedì dal primo ministro Mykola Azarov sul sito web del governo afferma che la decisione è stata presa al fine di "garantire la sicurezza nazionale dell'Ucraina" dopo aver tenuto conto degli effetti del commercio con la Russia se l'accordo fosse stato firmato il 28 novembre- 29 vertice a Vilnius.
L'accordo con l'UE avrebbe segnato uno spostamento decisivo verso ovest per i 46 milioni di abitanti dell'ex repubblica sovietica, lontano dallo storico alleato russo.
Il governo ha invece proposto di creare una commissione commerciale a tre vie tra Ucraina, Unione Europea e Russia che risolvesse le questioni commerciali tra le tre parti.
Ultima possibilità
I leader dell'UE hanno ripetutamente avvertito che l'Ucraina potrebbe non avere un'altra possibilità di firmare l'accordo di associazione per diversi anni, con la Commissione dell'UE a causa del cambiamento nel 2014 e l'Ucraina pronta per le elezioni presidenziali nel 2015.
Il leader dell'opposizione ha risposto all'ordine del governo affermando che il presidente Viktor Yanukovich potrebbe affrontare l'impeachment se non firmasse l'accordo con l'UE.
L'opposizione ha accusato Yanukovich di non avere interesse a vedere Tymoshenko rilasciato prima delle elezioni del 2015 e di cercare deliberatamente di ostacolare la firma dell'accordo con l'UE.
Nel frattempo, Putin, il cui governo ha accumulato pressioni sull'Ucraina in vista del vertice, ha dichiarato giovedì che Mosca non era contraria alla firma dell'accordo di associazione da parte dell'Ucraina.
“Non siamo contro la scelta sovrana dell'Ucraina qualunque essa sia”, ha detto, ribadendo però la minaccia di misure protettive qualora l'Ucraina unisse le forze con l'Europa.
sabato 26 novembre 2022
Convenzione ONU del 9 dicembre 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio
Convenzione del 9 dicembre 1948
per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio
Conclusa a New York il 9 dicembre 1948
Approvata dall’Assemblea federale il 9 marzo 20002
Ratificata con strumenti depositati il 7 settembre 2000
Entrata in vigore per la Svizzera il 6 dicembre 2000
(Stato 11 giugno 2014)
Le Alte Parti Contraenti,
considerando che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella
Risoluzione 96 (1) dell’11 dicembre 1946 ha dichiarato che il genocidio
è un crimine di diritto internazionale, contrario allo spirito e ai fini
delle Nazioni Unite e condannato dal mondo civile;
riconoscendo che il genocidio in tutte le epoche storiche ha inflitto gravi perdite
all’umanità;
convinte che la cooperazione internazionale è necessaria per liberare
l’umanità da un flagello così odioso,
convengono quanto segue:
Art. I
Le Parti contraenti confermano che il genocidio, sia che venga commesso in tempo di
pace sia che venga commesso in tempo di guerra, è un crimine di diritto internazionale
che esse si impegnano a prevenire ed a punire.
Art. II
Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti,
commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale,
etnico, razziale o religioso, come tale:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a
provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.
RU 2002 2606; FF 1999 4611 1 Dal testo originale francese.
2 RU 2002 2605
0.311.11
Repressione di taluni reati
2
0.311.11
Art. III
Saranno puniti i seguenti atti:
a) il genocidio;
b) l’intesa mirante a commettere genocidio;
c) l’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio;
d) il tentativo di genocidio;
e) la complicità nel genocidio.
Art. IV
Le persone che commettono il genocidio o uno degli atti elencati nell’articolo III
saranno punite, sia che rivestano la qualità di governanti costituzionalmente responsabili3 o che siano funzionari pubblici o individui privati.
Art. V
Le Parti contraenti si impegnano ad emanare, in conformità alle loro rispettive
Costituzioni, le leggi necessarie per dare attuazione alle disposizioni della presente
Convenzione, e in particolare a prevedere sanzioni penali efficaci per le persone
colpevoli di genocidio o di uno degli altri atti elencati nell’articolo III.
Art. VI
Le persone accusate di genocidio o di uno degli altri atti elencati nell’articolo III
saranno processate dai tribunali competenti dello Stato nel cui territorio l’atto sia stato
commesso, o dal tribunale penale internazionale competente rispetto a quelle Parti
contraenti che ne abbiano riconosciuto la giurisdizione.
Art. VII
Il genocidio e gli altri atti elencati nell’articolo III non saranno considerati come reati
politici ai fini dell’estradizione.
Le Parti contraenti si impegnano in tali casi ad accordare l’estradizione in conformità
alle loro leggi ed ai trattati in vigore.
Art. VIII
Ogni Parte contraente può invitare gli organi competenti delle Nazioni Unite a
prendere, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite4 ogni misura che essi giudichino
appropriata ai fini della prevenzione e della repressione degli atti di genocidio o di uno
qualsiasi degli altri atti elencati all’articolo III.
3 L’espr. «costituzionalmente responsabili» è ripresa dal testo inglese, ma non è invece
contenuta nei testi francese e spagnolo, i quali, ai sensi dell’art. X della Conv., fanno
egualmente fede insieme con il testo cinese, inglese e russo. 4 RS 0.120
Prevenzione e repressione del delitto di genocidio. Conv.
3
0.311.11
Art. IX
Le controversie tra le Parti contraenti, relative all’interpretazione, all’applicazione o
all’esecuzione della presente Convenzione, comprese quelle relative alla responsabilità di uno Stato per atti di genocidio o per uno degli altri atti elencati nell’articolo III,
saranno sottoposte alla Corte internazionale di Giustizia, su richiesta di una delle parti
alla controversia.
Art. X
La presente Convenzione, di cui i testi cinese, inglese, francese, russo e spagnolo
fanno ugualmente fede, porterà la data del 9 dicembre 1948.
Art. XI
La presente Convenzione sarà aperta fino al 31 dicembre 1949 alla firma da parte di
ogni Membro delle Nazioni Unite e di ogni Stato non membro al quale l’Assemblea
generale abbia rivolto un invito a tal fine.
La presente Convenzione sarà ratificata e gli strumenti di ratifica saranno depositati
presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
Dal 1° gennaio 1950, alla presente Convenzione potrà aderire qualsiasi Membro delle
Nazioni Unite e qualsiasi Stato non membro che abbia ricevuto l’invito sopra menzionato.
Gli strumenti di adesione saranno depositati presso il Segretario generale delle
Nazioni Unite.
Art. XII
Ogni Parte contraente potrà, in qualsiasi momento, mediante notificazione indirizzata
al Segretario generale delle Nazioni Unite, estendere l’applicazione della presente
Convenzione a tutti i territori o ad uno qualsiasi dei territori dei quali diriga i rapporti
con l’estero.
Art. XIII
Nel giorno in cui i primi venti strumenti di ratifica o di adesione saranno stati depositati, il Segretario generale ne redigerà un processo verbale e trasmetterà una copia di
esso a ciascun Membro delle Nazioni Unite ed a ciascuno degli Stati non membri
previsti nell’articolo XI.
La presente Convenzione entrerà in vigore il novantesimo giorno successivo alla data
del deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione.
Qualsiasi ratifica o adesione effettuata posteriormente a quest’ultima data avrà effetto
il novantesimo giorno successivo al deposito dello strumento di ratifica o di adesione.
Repressione di taluni reati
4
0.311.11
Art. XIV
La presente Convenzione avrà una durata di dieci anni a partire dalla sua entrata in
vigore.
In seguito essa rimarrà in vigore per successivi periodi di cinque anni fra quelle Parti
contraenti che non l’avranno denunciata almeno sei mesi prima della scadenza del
termine.
La denuncia sarà effettuata mediante notificazione scritta indirizzata al Segretario
generale delle Nazioni Unite.
Art. XV
Se, in conseguenza di denunce, il numero delle Parti alla presente Convenzione
diverrà inferiore a sedici, la Convenzione cesserà di essere in vigore dalla data in cui
l’ultima di tali denunce avrà efficacia.
Art. XVI
Una domanda di revisione della presente Convenzione potrà essere formulata in
qualsiasi momento da qualsiasi Parte contraente, mediante notificazione scritta
indirizzata al Segretario generale.
L’Assemblea generale deciderà le misure da adottare, se del caso, in ordine a tale
domanda.
Art. XVII
Il Segretario generale delle Nazioni Unite notificherà a tutti i Membri delle Nazioni
Unite ed agli Stati non membri previsti nell’articolo XI:
a) le firme, ratifiche ed adesioni ricevute in applicazione dell’articolo XI;
b) le notificazioni ricevute in applicazione dell’articolo XII;
c) la data in cui la presente Convenzione entrerà in vigore, in applicazione
dell’articolo XIII;
d) le denunce ricevute in applicazione dell’articolo XIV;
e) l’abrogazione della Convenzione, in applicazione dell’articolo XV;
f) le notificazioni ricevute in applicazione dell’articolo XVI.
Art. XVIII
L’originale della presente Convenzione sarà depositato negli archivi delle Nazioni
Unite.
Una copia certificata conforme sarà inviata a tutti i Membri delle Nazioni Unite ed a
tutti gli Stati non membri previsti nell’articolo XI.
Prevenzione e repressione del delitto di genocidio. Conv.
5
0.311.11
Art. XIX
La presente Convenzione sarà registrata dal Segretario generale delle Nazioni Unite
alla data della sua entrata in vigore.
(Seguono le firme)
Repressione di taluni reati
6
0.311.11
Campo d’applicazione l’11 giugno 20145
Stati partecipanti Ratifica
Adesione (A)
Dichiarazione di
successione (S)
Entrata in vigore
Afghanistan 22 marzo 1956 A 20 giugno 1956
Albania* 12 maggio 1955 A 10 agosto 1955
Algeria* 31 ottobre 1963 A 29 gennaio 1964
Andorra 22 settembre 2006 A 21 dicembre 2006
Antigua e Barbuda 25 ottobre 1988 S 1° novembre 1981
Arabia Saudita 13 luglio 1950 A 12 gennaio 1951
Argentina* 5 giugno 1956 A 3 settembre 1956
Armenia 23 giugno 1993 A 19 settembre 1993
Australia a * ** 8 luglio 1949 12 gennaio 1951
Austria 19 marzo 1958 A 17 giugno 1958
Azerbaigian 16 agosto 1996 A 14 novembre 1996
Bahamas 5 agosto 1975 S 10 luglio 1973
Bahrein* 27 marzo 1990 A 25 giugno 1990
Bangladesh* 5 ottobre 1998 A 3 gennaio 1999
Barbados 14 gennaio 1980 A 13 aprile 1980
Belarus* 11 agosto 1954 9 novembre 1954
Belgio** 5 settembre 1951 4 dicembre 1951
Belize 10 marzo 1998 A 8 giugno 1998
Bolivia 14 giugno 2005 12 settembre 2005
Bosnia e Erzegovina 29 dicembre 1992 S 6 marzo 1992
Brasile** 15 aprile 1952 14 luglio 1952
Bulgaria* 21 luglio 1950 A 12 gennaio 1951
Burkina Faso 14 settembre 1965 A 13 dicembre 1965
Burundi 6 gennaio 1997 A 6 aprile 1997
Cambogia 14 ottobre 1950 A 12 gennaio 1951
Canada* 3 settembre 1952 2 dicembre 1952
Capo Verde 10 ottobre 2011 A 8 gennaio 2012
Ceca, Repubblica 22 febbraio 1993 S 1° gennaio 1993
Cile 3 giugno 1953 1° settembre 1963
Cina* ** 18 aprile 1983 17 luglio 1983
Hong Kong b 6 giugno 1997 1° luglio 1997
Macao c 17 dicembre 1999 20 dicembre 1999
Cipro** 29 marzo 1982 A 27 giugno 1982
Colombia 27 ottobre 1959 25 gennaio 1960
5 RU 2002 2606, 2006 1853, 2009 2545, 2012 621 e 2014 1897.
Una versione aggiornata del campo d’applicazione è pubblicata sul sito Internet del DFAE
(www.dfae.admin.ch/trattati).
Prevenzione e repressione del delitto di genocidio. Conv.
7
0.311.11
Stati partecipanti Ratifica
Adesione (A)
Dichiarazione di
successione (S)
Entrata in vigore
Comore 27 settembre 2004 A 26 dicembre 2004
Congo (Kinshasa) 31 maggio 1962 S 30 giugno 1960
Corea (Nord) 31 gennaio 1989 A 1° maggio 1989
Corea (Sud) 14 ottobre 1950 A 12 gennaio 1951
Costa Rica 14 ottobre 1950 A 12 gennaio 1951
Côte d’Ivoire 18 dicembre 1995 A 17 marzo 1996
Croazia** 12 ottobre 1992 S 8 ottobre 1991
Cuba 4 marzo 1953 2 giugno 1953
Danimarca** 15 giugno 1951 13 settembre 1951
Ecuador** 21 dicembre 1949 12 gennaio 1951
Egitto 8 febbraio 1952 8 maggio 1952
El Salvador 28 settembre 1950 12 gennaio 1951
Emirati Arabi Uniti* 11 novembre 2005 A 9 febbraio 2006
Estonia** 21 ottobre 1991 A 19 gennaio 1992
Etiopia 1° luglio 1949 12 gennaio 1951
Figi 11 gennaio 1973 S 10 ottobre 1970
Filippine* 7 luglio 1950 12 gennaio 1951
Finlandia** 18 dicembre 1959 A 17 marzo 1959
Francia 14 ottobre 1950 12 gennaio 1951
Gabon 21 gennaio 1983 A 21 aprile 1983
Gambia 29 dicembre 1978 A 29 marzo 1979
Georgia 11 ottobre 1993 A 9 gennaio 1994
Germania 24 novembre 1954 A 22 febbraio 1955
Ghana 24 dicembre 1958 A 24 marzo 1959
Giamaica 23 settembre 1968 A 22 dicembre 1968
Giordania 3 aprile 1950 A 12 gennaio 1951
Grecia** 8 dicembre 1954 8 marzo 1955
Guatemala 13 gennaio 1950 12 gennaio 1951
Guinea 7 settembre 2000 A 6 dicembre 2000
Guinea-Bissau 24 settembre 2013 A 23 dicembre 2013
Haiti 14 ottobre 1950 12 gennaio 1951
Honduras 5 marzo 1952 3 giugno 1952
India* 27 agosto 1959 25 novembre 1959
Iran 14 agosto 1956 12 novembre 1956
Iraq 20 gennaio 1959 A 20 aprile 1959
Irlanda** 22 giugno 1976 A 20 settembre 1976
Islanda 29 agosto 1949 12 gennaio 1951
Israele* 9 marzo 1950 12 gennaio 1951
Italia** 4 giugno 1952 A 2 settembre 1952
Kazakstan 26 agosto 1998 A 24 novembre 1998
Repressione di taluni reati
8
0.311.11
Stati partecipanti Ratifica
Adesione (A)
Dichiarazione di
successione (S)
Entrata in vigore
Kirghizistan 5 settembre 1997 A 4 dicembre 1997
Kuwait 7 marzo 1995 A 5 giugno 1995
Laos 8 dicembre 1950 A 8 marzo 1951
Lesotho 29 novembre 1974 A 27 febbraio 1975
Lettonia 14 aprile 1992 A 13 luglio 1992
Libano 17 dicembre 1953 7 marzo 1954
Liberia 9 giugno 1950 12 gennaio 1951
Libia 16 maggio 1989 A 14 agosto 1989
Liechtenstein 24 marzo 1994 A 22 giugno 1994
Lituania 1° febbraio 1996 A 1° maggio 1996
Lussemburgo 7 ottobre 1981 A 5 gennaio 1982
Macedonia 18 gennaio 1994 S 17 novembre 1991
Malaysia* 20 dicembre 1994 A 20 marzo 1995
Maldive 24 aprile 1984 A 23 luglio 1984
Mali 16 luglio 1974 A 14 ottobre 1974
Malta 6 giugno 2014 A 4 settembre 2014
Marocco* 24 gennaio 1958 A 24 aprile 1958
Messico** 22 luglio 1952 20 ottobre 1952
Moldova 26 gennaio 1993 A 26 aprile 1993
Monaco 30 marzo 1950 A 12 gennaio 1951
Mongolia* 5 gennaio 1967 A 5 aprile 1967
Montenegro* 23 ottobre 2006 S 3 giugno 2006
Mozambico 18 aprile 1983 A 17 luglio 1983
Myanmar* 14 marzo 1956 12 giugno 1956
Namibia 28 novembre 1994 A 26 febbraio 1995
Nepal 17 gennaio 1969 A 17 aprile 1969
Nicaragua 29 gennaio 1952 A 28 aprile 1952
Nigeria 27 luglio 2009 A 25 ottobre 2009
Norvegia** 22 luglio 1949 12 gennaio 1951
Nuova Zelanda 28 dicembre 1978 28 marzo 1979
Paesi Bassi** 20 giugno 1966 A 18 settembre 1966
Pakistan 12 ottobre 1957 10 gennaio 1958
Palestina 2 aprile 2014 A 1° luglio 2014
Panama 11 gennaio 1950 12 gennaio 1951
Papua Nuova Guinea 27 gennaio 1982 A 27 aprile 1982
Paraguay 3 ottobre 2001 1° gennaio 2002
Perù 24 febbraio 1960 14 maggio 1960
Polonia* 14 novembre 1950 A 12 febbraio 1951
Portogallo* 9 febbraio 1999 A 10 maggio 1999
Prevenzione e repressione del delitto di genocidio. Conv.
9
0.311.11
Stati partecipanti Ratifica
Adesione (A)
Dichiarazione di
successione (S)
Entrata in vigore
Regno Unito* ** 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Bermuda 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Gibelterra 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Isola di Man 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Isole Falkland 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Isole Turche e Caicos 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Isole Vergini britanniche 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Isole del Canale 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Sant’Elena 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
gruppo Pitcairn (Ducie,
Oeno, Henderson e Pitcairn) 30 gennaio 1970 A 30 aprile 1970
Romania* 2 novembre 1950 A 31 gennaio 1951
Ruanda 16 aprile 1975 A 15 luglio 1975
Russia* 3 maggio 1954 1° agosto 1954
Saint Vincent e Grenadine 9 novembre 1981 A 7 febbraio 1982
San Marino 8 novembre 2013 A 6 febbraio 2014
Seicelle 5 maggio 1992 A 3 agosto 1992
Senegal 4 agosto 1983 A 2 novembre 1983
Serbia* 12 marzo 2001 A 10 giugno 2001
Singapore* 18 agosto 1995 A 16 novembre 1995
Siria 25 giugno 1955 A 23 settembre 1955
Slovacchia 28 maggio 1993 S 1° gennaio 1993
Slovenia 6 luglio 1992 S 25 giugno 1991
Spagna** 13 settembre 1968 A 12 dicembre 1968
Sri Lanka** 12 ottobre 1950 A 12 gennaio 1951
Stati Uniti* 25 novembre 1988 23 febbraio 1989
Sudafrica 10 dicembre 1998 A 10 marzo 1999
Sudan 13 ottobre 2003 A 11 gennaio 2004
Svezia** 27 maggio 1952 25 agosto 1952
Svizzera 7 settembre 2000 A 6 dicembre 2000
Taiwan (Taipei cinese) 19 luglio 1951 17 ottobre 1951
Tanzania 5 aprile 1984 A 4 luglio 1984
Togo 24 maggio 1984 A 22 agosto 1984
Tonga 16 febbraio 1972 A 16 maggio 1972
Trinidad e Tobago 13 dicembre 2002 A 13 marzo 2003
Tunisia 29 novembre 1956 A 27 febbraio 1957
Turchia 31 luglio 1950 A 12 gennaio 1951
Ucraina* 15 novembre 1954 13 febbraio 1955
Uganda 14 novembre 1995 A 12 febbraio 1996
Ungheria* 7 gennaio 1952 A 6 aprile 1952
Repressione di taluni reati
10
0.311.11
Stati partecipanti Ratifica
Adesione (A)
Dichiarazione di
successione (S)
Entrata in vigore
Uruguay 11 luglio 1967 9 ottobre 1967
Uzbekistan 9 settembre 1999 A 8 dicembre 1999
Venezuela* 12 luglio 1960 A 10 ottobre 1960
Vietnam* 9 giugno 1981 A 7 settembre 1981
Yemen* 9 febbraio 1987 A 10 maggio 1987
Zimbabwe 13 maggio 1991 A 11 agosto 1991
* Riserve e dichiarazioni.
** Obiezioni.
Le riserve, dichiarazioni e obiezioni, non sono pubblicate nella RU. Il testo, in francese e
inglese, può essere consultato sul sito Internet dell’Organizzazione delle Nazioni Unite:
http://treaties.un.org/ oppure ottenuto presso la Direzione del diritto internazionale pubblico
(DDIP), Sezione Trattati internazionali, 3003 Berna. a Applicabile ai territori d’oltremare.
b In base a una dichiarazione della Repubblica Popolare Cinese del 6 giu. 1997, la Conv. è
applicabile dal 1° lug. 1997 alla Regione amministrativa speciale (RAS) di Hong Kong. c In base a una dichiarazione della Repubblica Popolare Cinese del 17 dic. 1999, la Conv. è
applicabile dal 20 dic. 1999 alla Regione amministrativa speciale (RAS) di Macao.
venerdì 25 novembre 2022
Discorso di Putin all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 2015
Discorso di Putin all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 2015
A cura del personale del Washington Post
28 settembre 2015 alle 14:51 EDT
Il presidente russo Vladimir Putin si è rivolto lunedì all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha affermato che l'Occidente sta commettendo un "enorme errore" non collaborando con il presidente siriano Bashar al-Assad nella lotta contro il gruppo militante dello Stato islamico. Ecco il testo integrale delle sue osservazioni.
PUTIN (ATTRAVERSO INTERPRETE): Eccellenza Signor Presidente, Eccellenza Signor Segretario Generale, illustri Capi di Stato e di Governo, signore e signori, il 70° anniversario delle Nazioni Unite è una buona occasione sia per fare il punto sulla storia che per parlare di il nostro futuro comune.
Nel 1945, i paesi che sconfissero il nazismo unirono i loro sforzi per gettare solide basi per l'ordine mondiale del dopoguerra.
Ma vi ricordo che le decisioni chiave sui principi che guidano la cooperazione tra gli Stati, nonché sull'istituzione delle Nazioni Unite, sono state prese nel nostro Paese, a Yalta, alla riunione dei leader della coalizione anti-Hitler.
Il sistema di Yalta in realtà è nato nel travaglio. È stato vinto a costo di decine di milioni di vite e di due guerre mondiali.
Questo ha attraversato il pianeta nel 20° secolo.
Cerchiamo di essere onesti. Ha aiutato l'umanità attraverso gli eventi turbolenti, a volte drammatici, degli ultimi settant'anni. Ha salvato il mondo da sconvolgimenti su larga scala.
Le Nazioni Unite sono uniche nella loro legittimità, rappresentanza e universalità. È vero che ultimamente l'ONU è stata ampiamente criticata per la presunta non sufficiente efficienza, e per il fatto che il processo decisionale su questioni fondamentali si areni a causa di differenze insormontabili, in primis, tra i membri del Consiglio di Sicurezza.
Tuttavia, vorrei sottolineare che ci sono sempre state differenze all'interno delle Nazioni Unite durante tutti questi 70 anni di esistenza. Il diritto di veto è sempre stato esercitato allo stesso modo da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Unione Sovietica e Russia successivamente. È assolutamente naturale per un'organizzazione così diversificata e rappresentativa.
Quando è stata istituita l'ONU, i suoi fondatori non pensavano minimamente che ci sarebbe stata sempre l'unanimità. La missione dell'organizzazione è cercare e raggiungere compromessi, e la sua forza deriva dal prendere in considerazione diversi punti di vista e opinioni. Le decisioni discusse all'interno delle Nazioni Unite vengono prese come risoluzioni oppure no. Come dicono i diplomatici, o passano o non passano.
Qualunque azione uno stato possa intraprendere per aggirare questa procedura è illegittima. Vanno contro la carta e sfidano il diritto internazionale. Sappiamo tutti che dopo la fine della Guerra Fredda – lo sanno tutti – è emerso nel mondo un unico centro di dominio, e allora chi si trovava in cima alla piramide era tentato di pensare che se fosse stato forte e eccezionali, sapevano meglio e non dovevano fare i conti con l'Onu, che, invece di [agire per] autorizzare e legittimare automaticamente le decisioni necessarie, spesso crea ostacoli o, in altre parole, si frappone.
Ormai è diventato luogo comune vedere che nella sua forma originaria è diventato obsoleto e ha completato la sua missione storica. Certo, il mondo sta cambiando e l'ONU deve essere coerente con questa trasformazione naturale. La Russia è pronta a collaborare con i suoi partner sulla base del pieno consenso, ma consideriamo estremamente pericolosi i tentativi di minare la legittimità delle Nazioni Unite. Potrebbero portare al collasso dell'intera architettura delle organizzazioni internazionali, e allora davvero non rimarrebbero altre regole se non il dominio della forza.
Otterremmo un mondo dominato dall'egoismo piuttosto che dal lavoro collettivo, un mondo sempre più caratterizzato dal diktat piuttosto che dall'uguaglianza. Ci sarebbe meno di una catena di democrazia e libertà, e quello sarebbe un mondo in cui i veri stati indipendenti sarebbero sostituiti da un numero sempre crescente di protettorati de facto e territori controllati dall'esterno.
Cos'è, dopotutto, la sovranità statale di cui hanno parlato i nostri colleghi? Si tratta fondamentalmente della libertà e del diritto di scegliere liberamente il proprio futuro per ogni persona, nazione e stato. Del resto, cari colleghi, lo stesso vale per la questione della cosiddetta legittimità dell'autorità statale. Non si dovrebbe giocare con o manipolare le parole.
Ogni termine nel diritto internazionale e negli affari internazionali dovrebbe essere chiaro, trasparente e avere criteri compresi in modo uniforme. Siamo tutti diversi e dovremmo rispettarlo. Nessuno deve conformarsi a un unico modello di sviluppo che qualcuno ha riconosciuto una volta per tutte come l'unico giusto. Dovremmo tutti ricordare ciò che il nostro passato ci ha insegnato.
Ricordiamo anche alcuni episodi della storia dell'Unione Sovietica. Esperimenti sociali per l'esportazione, tentativi di spingere per cambiamenti all'interno di altri paesi basati su preferenze ideologiche, hanno spesso portato a tragiche conseguenze e al degrado piuttosto che al progresso.
Sembrava, però, che lungi dall'imparare dagli errori degli altri, tutti continuassero a ripeterli, e così l'esportazione delle rivoluzioni, questa volta di quelle cosiddette democratiche, continua. Basterebbe guardare alla situazione in Medio Oriente e Nord Africa, come è stato ricordato dai precedenti oratori. Certamente i problemi politici e sociali in questa regione si accumulano da molto tempo e le persone desiderano cambiamenti naturalmente.
Ma come è andata effettivamente a finire? Piuttosto che attuare riforme, un'ingerenza straniera aggressiva ha portato a una sfacciata distruzione delle istituzioni nazionali e dello stesso stile di vita. Invece del trionfo della democrazia e del progresso, abbiamo avuto violenza, povertà e disastri sociali. A nessuno importa un po' dei diritti umani, compreso il diritto alla vita.
Non posso fare a meno di chiedere a coloro che hanno causato la situazione, ti rendi conto ora di quello che hai fatto? Ma temo che nessuno risponderà. In effetti, le politiche basate sulla presunzione e sulla fiducia nella propria eccezionalità e impunità non sono mai state abbandonate.
È ormai evidente il vuoto di potere creatosi in alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Africa attraverso l'emergere di aree anarchiche, che hanno subito iniziato a riempirsi di estremisti e terroristi.
Decine di migliaia di militanti stanno combattendo sotto le bandiere del cosiddetto Stato islamico. Tra i suoi ranghi ci sono ex militari iracheni gettati in strada dopo l'invasione dell'Iraq nel 2003. Molte reclute provengono anche dalla Libia, un paese la cui statualità è stata distrutta a seguito di una grave violazione della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. ora alle fila dei radicali si aggiungono i membri della cosiddetta opposizione siriana moderata sostenuta dai paesi occidentali.
Prima sono armati e addestrati e poi disertano verso il cosiddetto Stato islamico. Inoltre, lo stesso Stato islamico non è venuto dal nulla. Inizialmente è stato anche forgiato come strumento contro regimi secolari indesiderabili.
Avendo stabilito un punto d'appoggio in Iraq e Siria, lo Stato islamico ha iniziato ad espandersi attivamente in altre regioni. Sta cercando il dominio nel mondo islamico. E non solo lì, ei suoi piani vanno oltre. La situazione è più che pericolosa.
In queste circostanze, è ipocrita e irresponsabile fare dichiarazioni ad alta voce sulla minaccia del terrorismo internazionale chiudendo un occhio sui canali di finanziamento e sostegno ai terroristi, compreso il processo di traffico e commercio illecito di petrolio e armi. Sarebbe altrettanto irresponsabile cercare di manipolare i gruppi estremisti e metterli al proprio servizio per raggiungere i propri obiettivi politici nella speranza di poterli poi affrontare o, in altre parole, liquidarli.
A coloro che lo fanno, vorrei dire: cari signori, senza dubbio avete a che fare con persone rozze e crudeli, ma non sono affatto primitive o sciocche. Sono intelligenti quanto te e non sai mai chi sta manipolando chi. E i recenti dati sulle armi trasferite a questa opposizione moderatissima ne sono la migliore testimonianza.
Riteniamo che qualsiasi tentativo di giocare con i terroristi, per non parlare di armarli, non sia solo miope, ma pericoloso per il fuoco (ph). Ciò potrebbe comportare un aumento drammatico della minaccia terroristica globale e inghiottire nuove regioni, soprattutto dato che i campi dello Stato islamico addestrano militanti provenienti da molti paesi, compresi i paesi europei.
Purtroppo, cari colleghi, devo dirlo con franchezza: la Russia non fa eccezione. Non possiamo permettere a questi criminali che hanno già assaggiato il sangue di tornare a casa e continuare le loro azioni malvagie. Nessuno vuole che questo accada, vero?
La Russia ha sempre lottato costantemente contro il terrorismo in tutte le sue forme. Oggi forniamo assistenza militare e tecnica sia all'Iraq che alla Siria e a molti altri paesi della regione che combattono i gruppi terroristici.
Riteniamo che sia un enorme errore rifiutarsi di cooperare con il governo siriano e le sue forze armate, che combattono valorosamente faccia a faccia il terrorismo. Dovremmo finalmente riconoscere che nessuno, tranne le forze armate del presidente Assad e le milizie curde (ph), sta veramente combattendo lo Stato islamico e altre organizzazioni terroristiche in Siria.
Conosciamo tutti i problemi e le contraddizioni nella regione, ma che erano (ph) basati sulla realtà.
Cari colleghi, devo notare che un approccio così onesto e franco della Russia è stato recentemente utilizzato come pretesto per accusarla delle sue crescenti ambizioni, come se coloro che lo affermano non avessero alcuna ambizione.
Tuttavia, non si tratta delle ambizioni della Russia, cari colleghi, ma del riconoscimento del fatto che non possiamo più tollerare l'attuale situazione nel mondo. Ciò che in realtà proponiamo è di essere guidati da valori e interessi comuni, piuttosto che da ambizioni.
Sulla base del diritto internazionale, dobbiamo unire gli sforzi per affrontare i problemi che tutti noi stiamo affrontando e creare una coalizione internazionale veramente ampia contro il terrorismo.
Simile alla coalizione anti-Hitler, potrebbe unire un'ampia gamma di forze che si oppongono risolutamente a coloro che, proprio come i nazisti, seminano il male e l'odio per l'umanità. E, naturalmente, i paesi musulmani devono svolgere un ruolo chiave nella coalizione, tanto più che lo Stato islamico non solo rappresenta una minaccia diretta per loro, ma dissacra anche una delle più grandi religioni del mondo con i suoi sanguinosi crimini.
Gli ideologi (ph) dei militanti si fanno beffe dell'Islam e ne pervertono i veri valori umanistici (ph). Vorrei rivolgermi anche ai leader spirituali musulmani. La tua autorità e la tua guida sono di grande importanza in questo momento.
È fondamentale evitare che le persone reclutate dai militanti prendano decisioni affrettate e coloro che sono già stati ingannati e che, per varie circostanze, si sono trovati tra i terroristi, hanno bisogno di aiuto per ritrovare la via del ritorno alla vita normale, deporre le armi e mettere la fine del fratricidio.
La Russia convocherà a breve, in qualità di (ph) attuale presidente del Consiglio di sicurezza, una riunione ministeriale per effettuare un'analisi completa delle minacce in Medio Oriente.
Prima di tutto, proponiamo di discutere se sia possibile concordare una risoluzione volta a coordinare le azioni di tutte le forze che si confrontano con lo Stato islamico e altre organizzazioni terroristiche. Ancora una volta, questo coordinamento dovrebbe basarsi sui principi della Carta delle Nazioni Unite.
Ci auguriamo che la comunità internazionale sia in grado di sviluppare una strategia globale di stabilizzazione politica, nonché di ripresa sociale ed economica, del Medio Oriente.
Allora, cari amici, non ci sarebbe bisogno di nuovi campi profughi. Oggi il flusso di persone che sono state costrette a lasciare la propria terra ha letteralmente travolto prima i paesi vicini e poi la stessa Europa. Ce n'erano centinaia di migliaia adesso, e presto potrebbero diventarne milioni. Si tratta infatti di una nuova grande e tragica migrazione di popoli, ed è una dura lezione per tutti noi, Europa compresa.
Vorrei sottolineare che i rifugiati hanno senza dubbio bisogno della nostra compassione e del nostro sostegno. Tuttavia, la strada per risolvere questo problema a un livello fondamentale è ripristinare la loro statualità dove è stata distrutta, rafforzare le istituzioni governative dove esistono ancora o sono in fase di ristabilimento, fornire un'assistenza completa di forze militari, economiche e materiali natura ai paesi in una situazione difficile. E certamente, a quelle persone che, nonostante tutte le prove, non abbandoneranno le loro case. Letteralmente, qualsiasi assistenza agli Stati sovrani può e deve essere offerta piuttosto che imposta esclusivamente ed unicamente in conformità con la Carta delle Nazioni Unite.
In altre parole, tutto ciò che in questo campo è stato fatto o sarà fatto secondo le norme del diritto internazionale deve essere sostenuto dalla nostra organizzazione. Tutto ciò che contravviene alla Carta delle Nazioni Unite deve essere rifiutato. Soprattutto, credo che sia della massima importanza aiutare a ripristinare le istituzioni del governo in Libia, sostenere il nuovo governo iracheno e fornire un'assistenza completa al governo legittimo della Siria.
Cari colleghi, garantire la pace e la stabilità regionale e globale rimane l'obiettivo chiave della comunità internazionale con l'ONU al suo timone. Crediamo che questo significhi creare uno spazio di sicurezza uguale e indivisibile, che non sia per pochi eletti ma per tutti. Tuttavia, è una sfida e un compito complicato e dispendioso in termini di tempo, ma semplicemente non c'è altra alternativa. Tuttavia, il pensiero di blocco ai tempi della guerra fredda e il desiderio di esplorare nuove aree geopolitiche è ancora presente in alcuni nostri colleghi.
In primo luogo, continuano la loro politica di espansione della NATO. Per che cosa? Se il blocco di Varsavia ha interrotto la sua esistenza, l'Unione Sovietica è crollata (ph) e, tuttavia, la NATO continua ad espandersi così come la sua infrastruttura militare. Quindi hanno offerto ai poveri paesi sovietici una falsa scelta: stare con l'Occidente o con l'Oriente. Prima o poi, questa logica del confronto era destinata a innescare una grave crisi geopolitica. Questo è esattamente quello che è successo in Ucraina, dove è stato sfruttato il malcontento della popolazione nei confronti delle attuali autorità e il colpo di stato militare è stato orchestrato dall'esterno, che ha scatenato una guerra civile.
Siamo fiduciosi che solo attraverso la piena e fedele attuazione degli accordi di Minsk del 12 febbraio 2015, potremo porre fine allo spargimento di sangue e trovare una via d'uscita dall'impasse. L'integrità territoriale dell'Ucraina non può essere assicurata dalla minaccia della forza e della forza delle armi. Ciò di cui c'è bisogno è un'autentica considerazione per gli interessi ei diritti delle persone nella regione del Donbass e il rispetto per la loro scelta. Occorre coordinarsi con loro come previsto dagli accordi di Minsk, elementi cardine della struttura politica del Paese. Questi passi garantiranno che l'Ucraina si sviluppi come società civile, come collegamento essenziale e costruendo uno spazio comune di sicurezza e cooperazione economica, sia in Europa che in Eurasia.
Onorevoli colleghi, ho citato apposta questi spazi comuni di cooperazione economica. Non molto tempo fa, sembrava che in ambito economico, con la sua oggettiva perdita di mercato, avremmo lanciato una foglia (ph) senza linee di divisione. Ci baseremmo su norme trasparenti e formulate congiuntamente, compresi i principi dell'OMC, che sanciscono la libertà di commercio, gli investimenti e la libera concorrenza.
Tuttavia, oggi, le sanzioni unilaterali che eludono la Carta delle Nazioni Unite sono diventate all'ordine del giorno, oltre a perseguire obiettivi politici. Le sanzioni servono come mezzo per eliminare i concorrenti.
Vorrei segnalare un altro segno di un crescente egoismo economico. Alcuni paesi [hanno] scelto di creare associazioni economiche chiuse, con la costituzione negoziata dietro le quinte, in segreto dai cittadini di quei paesi, dal pubblico in generale, dalla comunità imprenditoriale e da altri paesi.
Anche gli altri Stati i cui interessi possono essere interessati non vengono informati di nulla. Sembra che stiamo per trovarci di fronte al fatto compiuto che le regole del gioco sono state cambiate a favore di un ristretto gruppo di privilegiati, senza che l'OMC abbia voce in capitolo. Ciò potrebbe squilibrare completamente il sistema commerciale e disintegrare lo spazio economico globale.
Questi problemi riguardano l'interesse di tutti gli Stati e influenzano il futuro dell'economia mondiale nel suo insieme. Ecco perché proponiamo di discuterne all'interno dell'ONG UN WTO (ph) '20.
Contrariamente alla politica dell'esclusività, la Russia propone di armonizzare progetti economici originali. Mi riferisco alla cosiddetta integrazione delle integrazioni basata su regole universali e trasparenti del commercio internazionale. A titolo di esempio, vorrei citare i nostri piani per interconnettere l'unione economica eurasiatica e l'iniziativa cinese della cintura economica della Via della Seta.
Riteniamo ancora che l'armonizzazione dei processi di integrazione all'interno dell'Unione economica eurasiatica e dell'Unione europea sia molto promettente.
Onorevoli colleghi, le questioni che riguardano il futuro di tutte le persone includono la sfida del cambiamento climatico globale. È nel nostro interesse fare in modo che la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a dicembre a Parigi sia un successo.
Come parte del nostro contributo nazionale, prevediamo di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra al 70, 75 percento rispetto al livello del 1990.
Suggerisco, tuttavia, che dovremmo avere una visione più ampia su questo problema. Sì, potremmo disinnescare il problema per un po', fissando quote sulle emissioni nocive o adottando altre misure che non sono altro che tattiche. Ma non lo risolveremo in questo modo. Abbiamo bisogno di un approccio completamente diverso.
Dobbiamo concentrarci sull'introduzione di tecnologie fondamentali e nuove ispirate alla natura, che non danneggino l'ambiente, ma siano in armonia con esso. Inoltre, ciò ci consentirebbe di ripristinare l'equilibrio sconvolto dalla biosfera e dalla tecnosfera (ph) sconvolte dalle attività umane.
È davvero una sfida di portata planetaria, ma sono fiducioso che l'umanità abbia il potenziale intellettuale per affrontarla. Dobbiamo unire i nostri sforzi. Mi riferisco, prima di tutto, agli stati che hanno una solida base di ricerca e hanno compiuto progressi significativi nella scienza fondamentale.
Proponiamo la convocazione di un forum speciale sotto gli auspici delle Nazioni Unite per una considerazione completa delle questioni relative all'esaurimento delle risorse naturali, alla distruzione dell'habitat e al cambiamento climatico.
La Russia sarebbe pronta a co-sponsorizzare tale forum.
Signore e signori, colleghi, fu il 10 gennaio 1946 a Londra che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunì per la sua prima sessione.
Il Sig. Suleta (ph) (non udibile), diplomatico colombiano e presidente della Commissione preparatoria, ha aperto la sessione dando, credo, una definizione concisa dei principi di base che le Nazioni Unite dovrebbero seguire nelle sue attività, che sono il libero arbitrio , sfida a intrighi e inganni e spirito di cooperazione.
Oggi le sue parole suonano come una guida per tutti noi. La Russia crede nell'enorme potenziale delle Nazioni Unite, che dovrebbero aiutarci a evitare un nuovo confronto globale e ad impegnarci in una cooperazione strategica. Insieme ad altri paesi, lavoreremo costantemente per rafforzare il ruolo di coordinamento centrale delle Nazioni Unite. Sono fiducioso che lavorando insieme renderemo il mondo stabile e sicuro, oltre a fornire le condizioni per lo sviluppo di tutti gli stati e le nazioni.
Grazie.
(APPLAUSI)
FINE
Putin’s U.N. General Assembly speech 2015
Putin’s U.N. General Assembly speech
By Washington Post Staff
September 28, 2015 at 2:51 p.m. EDT
Russian President Vladimir Putin addressed the U.N. General Assembly on Monday and said the West was making an "enormous mistake" by not cooperating with Syrian President Bashar al-Assad in the fight against the Islamic State militant group. Here is the full text of his remarks.
PUTIN (THROUGH INTERPRETER): Your excellency Mr. President, your excellency Mr. Secretary General, distinguished heads of state and government, ladies and gentlemen, the 70th anniversary of the United Nations is a good occasion to both take stock of history and talk about our common future.
In 1945, the countries that defeated Nazism joined their efforts to lay solid foundations for the postwar world order.
But I remind you that the key decisions on the principles guiding the cooperation among states, as well as on the establishment of the United Nations, were made in our country, in Yalta, at the meeting of the anti-Hitler coalition leaders.
The Yalta system was actually born in travail. It was won at the cost of tens of millions of lives and two world wars.
This swept through the planet in the 20th century.
Let us be fair. It helped humanity through turbulent, at times dramatic, events of the last seven decades. It saved the world from large-scale upheavals.
The United Nations is unique in its legitimacy, representation and universality. It is true that lately the U.N. has been widely criticized for supposedly not being efficient enough, and for the fact that the decision-making on fundamental issues stalls due to insurmountable differences, first of all, among the members of the Security Council.
However, I'd like to point out there have always been differences in the U.N. throughout all these 70 years of existence. The veto right has always been exercised by the United States, the United Kingdom, France, China, the Soviet Union and Russia later, alike. It is absolutely natural for so diverse and representative an organization.
When the U.N. was established, its founders did not in the least think that there would always be unanimity. The mission of the organization is to seek and reach compromises, and its strength comes from taking different views and opinions into consideration. Decisions debated within the U.N. are either taken as resolutions or not. As diplomats say, they either pass or do not pass.
Whatever actions any state might take bypassing this procedure are illegitimate. They run counter to the charter and defy international law. We all know that after the end of the Cold War — everyone is aware of that — a single center of domination emerged in the world, and then those who found themselves at the top of the pyramid were tempted to think that if they were strong and exceptional, they knew better and they did not have to reckon with the U.N., which, instead of [acting to] automatically authorize and legitimize the necessary decisions, often creates obstacles or, in other words, stands in the way.
It has now become commonplace to see that in its original form, it has become obsolete and completed its historical mission. Of course, the world is changing and the U.N. must be consistent with this natural transformation. Russia stands ready to work together with its partners on the basis of full consensus, but we consider the attempts to undermine the legitimacy of the United Nations as extremely dangerous. They could lead to a collapse of the entire architecture of international organizations, and then indeed there would be no other rules left but the rule of force.
We would get a world dominated by selfishness rather than collective work, a world increasingly characterized by dictate rather than equality. There would be less of a chain of democracy and freedom, and that would be a world where true independent states would be replaced by an ever-growing number of de facto protectorates and externally controlled territories.
What is the state sovereignty, after all, that has been mentioned by our colleagues here? It is basically about freedom and the right to choose freely one's own future for every person, nation and state. By the way, dear colleagues, the same holds true of the question of the so-called legitimacy of state authority. One should not play with or manipulate words.
Every term in international law and international affairs should be clear, transparent and have uniformly understood criteria. We are all different, and we should respect that. No one has to conform to a single development model that someone has once and for all recognized as the only right one. We should all remember what our past has taught us.
We also remember certain episodes from the history of the Soviet Union. Social experiments for export, attempts to push for changes within other countries based on ideological preferences, often led to tragic consequences and to degradation rather than progress.
It seemed, however, that far from learning from others' mistakes, everyone just keeps repeating them, and so the export of revolutions, this time of so-called democratic ones, continues. It would suffice to look at the situation in the Middle East and North Africa, as has been mentioned by previous speakers. Certainly political and social problems in this region have been piling up for a long time, and people there wish for changes naturally.
But how did it actually turn out? Rather than bringing about reforms, an aggressive foreign interference has resulted in a brazen destruction of national institutions and the lifestyle itself. Instead of the triumph of democracy and progress, we got violence, poverty and social disaster. Nobody cares a bit about human rights, including the right to life.
I cannot help asking those who have caused the situation, do you realize now what you've done? But I am afraid no one is going to answer that. Indeed, policies based on self-conceit and belief in one's exceptionality and impunity have never been abandoned.
It is now obvious that the power vacuum created in some countries of the Middle East and North Africa through the emergence of anarchy areas, which immediately started to be filled with extremists and terrorists.
Tens of thousands of militants are fighting under the banners of the so-called Islamic State. Its ranks include former Iraqi servicemen who were thrown out into the street after the invasion of Iraq in 2003. Many recruits also come from Libya, a country whose statehood was destroyed as a result of a gross violation of the U.N. Security Council Resolution 1973. And now, the ranks of radicals are being joined by the members of the so-called moderate Syrian opposition supported by the Western countries.
First, they are armed and trained and then they defect to the so-called Islamic State. Besides, the Islamic State itself did not just come from nowhere. It was also initially forged as a tool against undesirable secular regimes.
Having established a foothold in Iraq and Syria, the Islamic State has begun actively expanding to other regions. It is seeking dominance in the Islamic world. And not only there, and its plans go further than that. The situation is more than dangerous.
In these circumstances, it is hypocritical and irresponsible to make loud declarations about the threat of international terrorism while turning a blind eye to the channels of financing and supporting terrorists, including the process of trafficking and illicit trade in oil and arms. It would be equally irresponsible to try to manipulate extremist groups and place them at one's service in order to achieve one's own political goals in the hope of later dealing with them or, in other words, liquidating them.
To those who do so, I would like to say — dear sirs, no doubt you are dealing with rough and cruel people, but they're in no way primitive or silly. They are just as clever as you are, and you never know who is manipulating whom. And the recent data on arms transferred to this most moderate opposition is the best proof of it.
We believe that any attempts to play games with terrorists, let alone to arm them, are not just short-sighted, but fire hazardous (ph). This may result in the global terrorist threat increasing dramatically and engulfing new regions, especially given that Islamic State camps train militants from many countries, including the European countries.
Unfortunately, dear colleagues, I have to put it frankly: Russia is not an exception. We cannot allow these criminals who already tasted blood to return back home and continue their evil doings. No one wants this to happen, does he?
Russia has always been consistently fighting against terrorism in all its forms. Today, we provide military and technical assistance both to Iraq and Syria and many other countries of the region who are fighting terrorist groups.
We think it is an enormous mistake to refuse to cooperate with the Syrian government and its armed forces, who are valiantly fighting terrorism face to face. We should finally acknowledge that no one but President Assad's armed forces and Kurds (ph) militias are truly fighting the Islamic State and other terrorist organizations in Syria.
We know about all the problems and contradictions in the region, but which were (ph) based on the reality.
Dear colleagues, I must note that such an honest and frank approach of Russia has been recently used as a pretext to accuse it of its growing ambitions, as if those who say it have no ambitions at all.
However, it's not about Russia's ambitions, dear colleagues, but about the recognition of the fact that we can no longer tolerate the current state of affairs in the world. What we actually propose is to be guided by common values and common interests, rather than ambitions.
On the basis of international law, we must join efforts to address the problems that all of us are facing and create a genuinely broad international coalition against terrorism.
Similar to the anti-Hitler coalition, it could unite a broad range of forces that are resolutely resisting those who, just like the Nazis, sow evil and hatred of humankind. And, naturally, the Muslim countries are to play a key role in the coalition, even more so because the Islamic State does not only pose a direct threat to them, but also desecrates one of the greatest world religions by its bloody crimes.
The ideologists (ph) of militants make a mockery of Islam and pervert its true humanistic (ph) values. I would like to address Muslim spiritual leaders, as well. Your authority and your guidance are of great importance right now.
It is essential to prevent people recruited by militants from making hasty decisions and those who have already been deceived, and who, due to various circumstances found themselves among terrorists, need help in finding a way back to normal life, laying down arms, and putting an end to fratricide.
Russia will shortly convene, as the (ph) current president of the Security Council, a ministerial meeting to carry out a comprehensive analysis of threats in the Middle East.
First of all, we propose discussing whether it is possible to agree on a resolution aimed at coordinating the actions of all the forces that confront the Islamic State and other terrorist organizations. Once again, this coordination should be based on the principles of the U.N. Charter.
We hope that the international community will be able to develop a comprehensive strategy of political stabilization, as well as social and economic recovery, of the Middle East.
Then, dear friends, there would be no need for new refugee camps. Today, the flow of people who were forced to leave their homeland has literally engulfed first neighboring countries and then Europe itself. There were hundreds of thousands of them now, and there might be millions before long. In fact, it is a new great and tragic migration of peoples, and it is a harsh lesson for all of us, including Europe.
I would like to stress refugees undoubtedly need our compassion and support. However, the — on the way to solve this problem at a fundamental level is to restore their statehood where it has been destroyed, to strengthen the government institutions where they still exist or are being reestablished, to provide comprehensive assistance of military, economic and material nature to countries in a difficult situation. And certainly, to those people who, despite all the ordeals, will not abandon their homes. Literally, any assistance to sovereign states can and must be offered rather than imposed exclusively and solely in accordance with the U.N. Charter.
In other words, everything in this field that has been done or will be done pursuant to the norms of international law must be supported by our organization. Everything that contravenes the U.N. Charter must be rejected. Above all, I believe it is of the utmost importance to help restore government's institutions in Libya, support the new government of Iraq and provide comprehensive assistance to the legitimate government of Syria.
Dear colleagues, ensuring peace and regional and global stability remains the key objective of the international community with the U.N. at its helm. We believe this means creating a space of equal and indivisible security, which is not for the select few but for everyone. Yet, it is a challenge and complicated and time-consuming task, but there is simply no other alternative. However, the bloc thinking of the times of the Cold War and the desire to explore new geopolitical areas is still present among some of our colleagues.
First, they continue their policy of expanding NATO. What for? If the Warsaw Bloc stopped its existence, the Soviet Union have collapsed (ph) and, nevertheless, the NATO continues expanding as well as its military infrastructure. Then they offered the poor Soviet countries a false choice: either to be with the West or with the East. Sooner or later, this logic of confrontation was bound to spark off a grave geopolitical crisis. This is exactly what happened in Ukraine, where the discontent of population with the current authorities was used and the military coup was orchestrated from outside — that triggered a civil war as a result.
We're confident that only through full and faithful implementation of the Minsk agreements of February 12th, 2015, can we put an end to the bloodshed and find a way out of the deadlock. Ukraine's territorial integrity cannot be ensured by threat of force and force of arms. What is needed is a genuine consideration for the interests and rights of the people in the Donbas region and respect for their choice. There is a need to coordinate with them as provided for by the Minsk agreements, the key elements of the country's political structure. These steps will guarantee that Ukraine will develop as a civilized society, as an essential link and building a common space of security and economic cooperation, both in Europe and in Eurasia.
Ladies and gentlemen, I have mentioned these common space of economic cooperation on purpose. Not long ago, it seemed that in the economic sphere, with its objective market loss, we would launch a leaf (ph) without dividing lines. We would build on transparent and jointly formulated rules, including the WTO principles, stipulating the freedom of trade, and investment and open competition.
Nevertheless, today, unilateral sanctions circumventing the U.N. Charter have become commonplace, in addition to pursuing political objectives. The sanctions serve as a means of eliminating competitors.
I would like to point out another sign of a growing economic selfishness. Some countries [have] chosen to create closed economic associations, with the establishment being negotiated behind the scenes, in secret from those countries' own citizens, the general public, business community and from other countries.
Other states whose interests may be affected are not informed of anything, either. It seems that we are about to be faced with an accomplished fact that the rules of the game have been changed in favor of a narrow group of the privileged, with the WTO having no say. This could unbalance the trade system completely and disintegrate the global economic space.
These issues affect the interest of all states and influence the future of the world economy as a whole. That is why we propose discussing them within the U.N. WTO NGO (ph) '20.
Contrary to the policy of exclusiveness, Russia proposes harmonizing original economic projects. I refer to the so-called integration of integrations based on universal and transparent rules of international trade. As an example, I would like to cite our plans to interconnect the Eurasian economic union, and China's initiative of the Silk Road economic belt.
We still believe that harmonizing the integration processes within the Eurasian Economic Union and the European Union is highly promising.
Ladies and gentlemen, the issues that affect the future of all people include the challenge of global climate change. It is in our interest to make the U.N. Climate Change Conference to be held in December in Paris a success.
As part of our national contribution, we plan to reduce by 2030 the greenhouse emissions to 70, 75 percent of the 1990 level.
I suggest, however, we should take a wider view on this issue. Yes, we might defuse the problem for a while, by setting quotas on harmful emissions or by taking other measures that are nothing but tactical. But we will not solve it that way. We need a completely different approach.
We have to focus on introducing fundamental and new technologies inspired by nature, which would not damage the environment, but would be in harmony with it. Also, that would allow us to restore the balance upset by biosphere and technosphere (ph) upset by human activities.
It is indeed a challenge of planetary scope, but I'm confident that humankind has intellectual potential to address it. We need to join our efforts. I refer, first of all, to the states that have a solid research basis and have made significant advances in fundamental science.
We propose convening a special forum under the U.N. auspices for a comprehensive consideration of the issues related to the depletion of natural resources, destruction of habitat and climate change.
Russia would be ready to co-sponsor such a forum.
Ladies and gentlemen, colleagues, it was on the 10th of January, 1946, in London that the U.N. General Assembly gathered for its first session.
Mr. Suleta (ph) (inaudible), a Colombian diplomat and the chairman of the Preparatory Commission, opened the session by giving, I believe, a concise definition of the basic principles that the U.N. should follow in its activities, which are free will, defiance of scheming and trickery and spirit of cooperation.
Today, his words sound as a guidance for all of us. Russia believes in the huge potential of the United Nations, which should help us avoid a new global confrontation and engage in strategic cooperation. Together with other countries, we will consistently work towards strengthening the central coordinating role of the U.N. I'm confident that by working together, we will make the world stable and safe, as well as provide conditions for the development of all states and nations.
Thank you.
(APPLAUSE)
END
giovedì 17 novembre 2022
Il peccato originale dell'imperialismo statunitense in Afghanistan è iniziato nel 1979, non l'11 settembre
Il peccato originale dell'imperialismo statunitense in Afghanistan è iniziato nel 1979, non l'11 settembre
Alla conferenza stampa del 1° settembre sull'Armageddon in Afghanistan, il presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Mark Milley, ha dichiarato: "Ci sono molte lezioni tattiche, operative e strategiche da imparare". VERO. Ma finora, nei loro post mortem, i vertici del Pentagono, i diplomatici, i media, ecc., hanno per lo più ignorato esattamente quando, come e perché gli Stati Uniti sono stati coinvolti in modo così disastroso in Afghanistan, e così facendo hanno completamente mancato il punto.
Mentre l'apocalisse dell'Afghanistan si dipana, consegnando alla politica estera e al militarismo statunitensi le loro sconfitte più schiaccianti e umilianti da Saigon 1975, funzionari governativi, generali, giornalisti e persino attivisti per la pace si riferiscono erroneamente all'intervento di Washington nella nazione dell'Asia centrale come "la guerra di 20 anni .” Anche se è corretto che (insieme alla "Guerra al Terrore" globale) questa sia stata davvero la guerra più lunga dell'America, è nel migliore dei casi impreciso più incompleto, e nel peggiore dei casi dis-informazione per citare l'interferenza afgana degli Stati Uniti come durata solo due decenni. Farlo significa interpretare completamente male e offuscare esattamente ciò che non va nella realpolitik della Casa Bianca, dello Stato e del Dipartimento della Difesa, e preparare il popolo americano alla prossima invincibile debacle all'estero con un altro ciclo infinito di guerre da qualche parte nel mondo sottosviluppato.
Non è esatto, come continuano a ripetere fino alla nausea uomini di stato amnesici, ufficiali di alto rango, commentatori e alcuni pacifisti , che il coinvolgimento degli Stati Uniti in Afghanistan sia iniziato come risposta agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 contro l'America. Ciò solleva totalmente la questione di come l'Afghanistan sia stato governato da estremisti islamici medievali che gli Stati Uniti credevano fornissero in primo luogo una base operativa per i jihadisti stranieri. Per capirlo, dobbiamo tornare indietro di 42 anni, non di 20, al 1979, non al 2001. Così facendo, gli osservatori obiettivi possono imparare esattamente qual è il problema con la geopolitica di Washington, quindi non commetteremo mai più questi errori disastrosi.
Il novantaseienne Jimmy Carter è comunemente percepito come un ex coltivatore di arachidi diventato presidente che ha perseguito i diritti umani e come un ex presidente modello che ha servito come modesto insegnante della Scuola Domenicale, osservatore elettorale e costruttore di Habitat. per le case dell'umanità dopo aver lasciato l'incarico. Ma sotto la persona benevola e il sorriso a trentadue denti, il caos che si sta attualmente svolgendo in Afghanistan può essere fatto risalire direttamente a Carter e alla sua amministrazione democratica di un mandato. In un'intervista del 15-21 gennaio 1998 intitolata "Come io e Jimmy Carter abbiamo iniziato i mujaheddin" nel settimanale francese Le Nouvel Observateur , il consigliere per la sicurezza nazionale di Carter, Zbigniew Brzezinski , ha confessato:
“Secondo la versione ufficiale della storia, l'aiuto della CIA ai Mujaheddin è iniziato nel 1980, quello custodito fino ad ora, è completamente diverso: infatti, era il 3 luglio 1979, quando il presidente Carter firmò la prima direttiva per l'aiuto segreto agli oppositori di il regime filo-sovietico di Kabul. E quello stesso giorno, ho scritto una nota al presidente in cui gli ho spiegato che secondo me questo aiuto avrebbe indotto un intervento militare sovietico”. " [L]'Armata Rossa è entrata nel paese il 24 dicembre 1979".
Alla domanda 20 anni dopo che questa grande bugia è stata diffusa e decine di migliaia di vite sono state perse "Non ti penti di nulla oggi?" Brzezinski ha risposto: “Rimpianti di cosa? Quell'operazione segreta è stata un'ottima idea. Ha avuto l'effetto di trascinare i russi nella trappola afgana, e vuoi che me ne penti? Il giorno in cui i sovietici hanno ufficialmente attraversato il confine, ho scritto al presidente Carter: Ora abbiamo l'opportunità di dare all'URSS la sua guerra del Vietnam. Infatti, per quasi 10 anni, Mosca ha dovuto portare avanti una guerra insostenibile dal governo, un conflitto che ha portato alla demoralizzazione e infine alla disgregazione dell'impero sovietico”.
Quando Le Nouvel Observateur ha incalzato il falco della Guerra Fredda, chiedendo: “E non ti penti nemmeno di aver sostenuto i [fondamentalisti] islamici, di aver dato armi e consigli a futuri terroristi?” Suonando come un grande maestro machiavellico che muove le pedine su una scacchiera geopolitica, Brzezinski ha risposto : “Cosa è più importante per la storia del mondo? I talebani o il crollo dell'impero sovietico? Alcuni musulmani agitati o la liberazione dell'Europa centrale e la fine della guerra fredda?
Sebbene Washington fosse a migliaia di miglia da Kabul, mentre l'URSS condivideva un confine di circa 1.000 miglia con l'Afghanistan, sotto Carter e Brzezinski gli Stati Uniti iniziarono segretamente a intervenire negli affari interni afgani prima che i sovietici entrassero nel paese, come aveva giustamente affermato Mosca, non dopo , ma Washington ha nascosto e mentito al riguardo per decenni. Nel Q&A di Le Nouvel Observateur , Zbig stava confermando ciò che l'ex capo della CIA Robert Gates ha ammesso nel suo libro di memorie del 1996, appropriatamente intitolato From the Shadows .
I lettori ricorderanno che il Pres. Carter ha ritirato gli atleti americani dalla partecipazione alle Olimpiadi estive di Mosca del 1980, e si è appoggiato anche ad altre nazioni affinché si ritirassero, per protestare contro l'azione sovietica in Afghanistan, nascondendo, ovviamente, la sua stessa provocazione con la sua inevitabile risposta.
Il regime di Carter ha aperto le porte all'operazione clandestina statunitense più costosa fino ad oggi, profeticamente chiamata in codice "Operazione Ciclone", i cui venti selvaggi stanno ancora soffiando. Come ha scritto l'autore vincitore del Premio Pulitzer Tim Weiner il 7 gennaio 2019 sul Washington Post : “La CIA ha contrabbandato miliardi di dollari in armi nelle mani della resistenza afgana. Ciò ha dissanguato l'Armata Rossa, lasciando almeno 15.000 soldati e commando morti sul campo di battaglia….
“Un tesoro di mille pagine di documenti appena declassificati della Casa Bianca, della CIA e del Dipartimento di Stato aggiunge significativamente alla nostra conoscenza di ciò che accadde prima e dopo l'invasione sovietica. Mostra che nel 1980 la CIA del presidente Carter ha speso quasi 100 milioni di dollari per spedire armi alla resistenza afgana.
“Il traffico globale di armi di Carter è stato più aggressivo di quanto sapessimo. Mirava a cacciare i sovietici…. Negli anni '80 divenne la più grande azione segreta americana della Guerra Fredda. Il presidente Reagan alla fine ha alzato la posta a 700 milioni di dollari l'anno... Ben presto l'Afghanistan fu sommerso da miliardi di dollari in armi".
Nello zelo antisovietico della DC, uno dei jihadisti armati e finanziati dalla CIA si chiamava Osama bin Laden, che l'ex consulente della CIA Chalmers Johnson definì nel suo libro del 2000 Blowback, The Costs and Consequences of American Empire "un ex protetto dell'Impero Stati Uniti." Quando la Guerra Fredda era agli sgoccioli, Pres. George HW Bush ha deciso di sperperare il nostro "Peace Dividend" in un'altra disavventura militare, questa volta rimanendo coinvolto nelle dispute tra Iraq e Kuwait. Secondo Blowback , bin Laden "si rivoltò contro gli Stati Uniti nel 1991 perché considerava lo stazionamento di truppe americane nella sua nativa Arabia Saudita [dove si trova la Mecca] durante e dopo la Guerra del Golfo Persico come una violazione delle sue convinzioni religiose".
In un pezzo del 2003 circa intitolato "La più grande operazione segreta nella storia della CIA", Johnson ha continuato a scrivere: "le 'decine di migliaia di fondamentalisti musulmani fanatici' armati dalla CIA sono alcune delle stesse persone che nel 1996 uccisero 19 aviatori americani a Dhahran, Arabia Saudita; ha bombardato le nostre ambasciate in Kenya e Tanzania nel 1998 [otto anni prima del dispiegamento delle truppe statunitensi in Arabia Saudita]; ha fatto un buco nel fianco del cacciatorpediniere statunitense Cole nel porto di Aden nel 2000…”.
Si ritiene che OBL abbia eseguito questi crescenti attacchi terroristici. E secondo il Presidential Daily Brief del 6 agosto 2001 indirizzato a George W. Bush, intitolato “Bin Laden determinato a colpire negli Stati Uniti”, “Rapporti clandestini, governativi stranieri e dei media indicano che Bin Laden dal 1997 ha voluto condurre attacchi terroristici negli Stati Uniti" Bin Laden ha lasciato intendere nelle interviste televisive statunitensi nel 1997 e nel 1998 che i suoi seguaci avrebbero seguito l'esempio dell'attentatore del World Trade Center Ramzi Yousef e "avrebbero portato i combattimenti in America". Nonostante la sua comprovata esperienza nel colpire con successo risorse e minacce statunitensi, Washington ha fatto orecchie da mercante alla richiesta dell'OBL che gli Stati Uniti ritirassero le sue truppe dall'Arabia Saudita.
Nel suo premio Oscar 2002 Bowling for Columbine , Michael Moore riassume brillantemente, incisivamente, la politica estera degli Stati Uniti e le azioni segrete nella sequenza di montaggio "What a Wonderful World" che culmina con i jet che si schiantano contro il World Trade Center, accompagnati dalla lettura del testo: “Settembre. 11, 2001: Osama bin Laden usa il suo esperto addestramento della CIA per assassinare 3.000 persone", compiuto da ciò che Brzezinski ha liquidato come solo "alcuni musulmani agitati" - che lui e Carter avevano sostenuto! Le mutevoli alleanze americane in Afghanistan darebbero un colpo di frusta a George Orwell.
Il 29 aprile 2003, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld annunciò che gli Stati Uniti avrebbero ritirato tutte le sue truppe dall'Arabia Saudita, ed entro il 26 agosto 2003 se ne erano andate. L'11 settembre si sarebbe potuto evitare se gli yankees fossero appena tornati a casa due anni prima, eliminando un importante fattore motivante per i jihadisti? In tal caso, l'intera invasione e occupazione dell'Afghanistan guidata dagli Stati Uniti - la guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti - sarebbe stata completamente evitata? Chiediamo ai sopravvissuti dei propri cari persi alle Torri Gemelle o dei soldati uccisi o feriti nella guerra afgana se stanziare truppe per proteggere il regno saudita - che alla fine furono comunque ritirate - valeva la perdita e il dolore che subirono?
Allo stesso modo, chiediamo a coloro che ora sono disperatamente coinvolti nel caos in Afghanistan cosa pensano del sotterfugio e della sovversione di Carter e Brzezinski in Asia centrale? Tutte queste scappatelle imperialiste valevano la pena per coloro che ora soffrono a causa della realpolitik statunitense? La gente comune da Manhattan a Kabul che ha subito le conseguenze indesiderate della politica estera degli Stati Uniti ha i “rimpianti” che i fanatici spietati e senza cuore come Brzezinski – quel rampollo dell'aristocrazia polacca – si sono limitati a deridere?
Ciò che si sta svelando ora nell'Afghanistan Armageddon è un caso di studio su ciò che esattamente non va nella geopolitica post-seconda guerra mondiale di Washington. Mostra come le ossessioni per l'anticomunismo e il contenimento di Russia e Cina, combinate con l'ingerenza degli Stati Uniti come poliziotti del mondo, abbiano gettato i semi del disastro che ora sta sconvolgendo l'Afghanistan. Se gli americani vogliono smetterla di farsi prendere a calci in culo, devono smetterla di ficcare il naso dove non dovrebbero, negli affari interni degli altri, specialmente quando sono coperti dal segreto mentre combattono guerre sporche con trucchi più sporchi che di solito finiscono per provocare contraccolpi. La politica estera eseguita tramite subdole azioni segrete è profondamente antidemocratica e, certamente, non c'è modo di diffondere la democrazia. A nessuno piacciono gli impiccioni ei bugiardi, e ciò che è vero per i singoli è altrettanto vero su scala nazionale.
Queste sono "lezioni" che i decisori come il generale Milley, i commentatori e il pubblico in generale devono imparare. Il presidente Biden ha correttamente sottolineato che la disavventura afgana è costata 300 milioni di dollari al giorno, uno sperpero delle nostre risorse limitate che potrebbero essere spesi molto meglio ora per la pandemia, il soccorso per uragani e incendi, le infrastrutture e altri bisogni urgenti del popolo americano. Poiché si celebra il 20° anniversario dell'11 settembre, dobbiamo anche prestare attenzione a ciò che lo ha portato nel 1979.
venerdì 11 novembre 2022
08MOSCOW265_a cables MOSCOW Ambassador William J. Burns. Ukraine NATO MAP Bucharest summit
B. MOSCOW 182 Classified By: Ambassador William J. Burns. Reasons 1.4 (b) and (d). 1. (C)
Summary. Following a muted first reaction to Ukraine's intent to seek a NATO Membership Action Plan (MAP) at the Bucharest summit (ref A), Foreign Minister Lavrov and other senior officials have reiterated strong opposition, stressing that Russia would view further eastward expansion as a potential military threat. NATO enlargement, particularly to Ukraine, remains "an emotional and neuralgic" issue for Russia, but strategic policy considerations also underlie strong opposition to NATO membership for Ukraine and Georgia. In Ukraine, these include fears that the issue could potentially split the country in two, leading to violence or even, some claim, civil war, which would force Russia to decide whether to intervene. Additionally, the GOR and experts continue to claim that Ukrainian NATO membership would have a major impact on Russia's defense industry, Russian-Ukrainian family connections, and bilateral relations generally. In Georgia, the GOR fears continued instability and "provocative acts" in the separatist regions. End summary. MFA: NATO Enlargement "Potential Military Threat to Russia" --------------------------------------------- --------------
2. (U) During his annual review of Russia's foreign policy January 22-23 (ref B), Foreign Minister Lavrov stressed that Russia had to view continued eastward expansion of NATO, particularly to Ukraine and Georgia, as a potential military threat. While Russia might believe statements from the West that NATO was not directed against Russia, when one looked at recent military activities in NATO countries (establishment of U.S. forward operating locations, etc. they had to be evaluated not by stated intentions but by potential. Lavrov stressed that maintaining Russia's "sphere of influence" in the neighborhood was anachronistic, and acknowledged that the U.S. and Europe had "legitimate interests" in the region. But, he argued, while countries were free to make their own decisions about their security and which political-military structures to join, they needed to keep in mind the impact on their neighbors.
3. (U) Lavrov emphasized that Russia was convinced that enlargement was not based on security reasons, but was a legacy of the Cold War. He disputed arguments that NATO was an appropriate mechanism for helping to strengthen democratic governments. He said that Russia understood that NATO was in search of a new mission, but there was a growing tendency for new members to do and say whatever they wanted simply because they were under the NATO umbrella (e.g. attempts of some new member countries to "rewrite history and glorify fascists").
4. (U) During a press briefing January 22 in response to a question about Ukraine's request for a MAP, the MFA said "a radical new expansion of NATO may bring about a serious political-military shift that will inevitably affect the security interests of Russia." The spokesman went on to stress that Russia was bound with Ukraine by bilateral obligations set forth in the 1997 Treaty on Friendship, Cooperation and Partnership in which both parties undertook to "refrain from participation in or support of any actions capable of prejudicing the security of the other Side." The spokesman noted that Ukraine's "likely integration into NATO would seriously complicate the many-sided Russian-Ukrainian relations," and that Russia would "have to take appropriate measures." The spokesman added that "one has the impression that the present Ukrainian leadership regards rapprochement with NATO largely as an alternative to good-neighborly ties with the Russian Federation." Russian Opposition Neuralgic and Concrete -----------------------------------------
5. (C) Ukraine and Georgia's NATO aspirations not only touch a raw nerve in Russia, they engender serious concerns about the consequences for stability in the region. Not only does Russia perceive encirclement, and efforts to undermine Russia's influence in the region, but it also fears unpredictable and uncontrolled consequences which would seriously affect Russian security interests. Experts tell us that Russia is particularly worried that the strong divisions in Ukraine over NATO membership, with much of the ethnic-Russian community against membership, could lead to a major split, involving violence or at worst, civil war. In that eventuality, Russia would have to decide whether to intervene; a decision Russia does not want to have to face.
6. (C) Dmitriy Trenin, Deputy Director of the Carnegie Moscow Center, expressed concern that Ukraine was, in the long-term, the most potentially destabilizing factor in U.S.-Russian relations, given the level of emotion and neuralgia triggered by its quest for NATO membership. The letter requesting MAP consideration had come as a "bad surprise" to Russian officials, who calculated that Ukraine's NATO aspirations were safely on the backburner. With its public letter, the issue had been "sharpened." Because membership remained divisive in Ukrainian domestic politics, it created an opening for Russian intervention. Trenin expressed concern that elements within the Russian establishment would be encouraged to meddle, stimulating U.S. overt encouragement of opposing political forces, and leaving the U.S. and Russia in a classic confrontational posture. The irony, Trenin professed, was that Ukraine's membership would defang NATO, but neither the Russian public nor elite opinion was ready for that argument. Ukraine's gradual shift towards the West was one thing, its preemptive status as a de jure U.S. military ally another. Trenin cautioned strongly against letting an internal Ukrainian fight for power, where MAP was merely a lever in domestic politics, further complicate U.S.-Russian relations now.
7. (C) Another issue driving Russian opposition to Ukrainian membership is the significant defense industry cooperation the two countries share, including a number of plants where Russian weapons are made. While efforts are underway to shut down or move most of these plants to Russia, and to move the Black Sea fleet from Sevastopol to Novorossiysk earlier than the 2017 deadline, the GOR has made clear that Ukraine's joining NATO would require Russia to make major (costly) changes to its defense industrial cooperation.
8. (C) Similarly, the GOR and experts note that there would also be a significant impact on Russian-Ukrainian economic and labor relations, including the effect on thousands of Ukrainians living and working in Russia and vice versa, due to the necessity of imposing a new visa regime. This, Aleksandr Konovalov, Director of the Institute for Strategic Assessment, argued, would become a boiling cauldron of anger and resentment among the local population. 9. (C) With respect to Georgia, most experts said that while not as neuralgic to Russia as Ukraine, the GOR viewed the situation there as too unstable to withstand the divisiveness NATO membership could cause. Aleksey Arbatov, Deputy Director of the Carnegie Moscow Center, argued that Georgia's NATO aspirations were simply a way to solve its problems in Abkhazia and South Ossetia, and warned that Russia would be put in a difficult situation were that to ensue. Russia's Response -----------------
10. (C) The GOR has made it clear that it would have to "seriously review" its entire relationship with Ukraine and Georgia in the event of NATO inviting them to join. This could include major impacts on energy, economic, and political-military engagement, with possible repercussions throughout the region and into Central and Western Europe. Russia would also likely revisit its own relationship with the Alliance and activities in the NATO-Russia Council, and consider further actions in the arms control arena, including the possibility of complete withdrawal from the CFE and INF Treaties, and more direct threats against U.S. missile defense plans.
11. (C) Isabelle Francois, Director of the NATO Information Office in Moscow (protect), said she believed that Russia had accepted that Ukraine and Georgia would eventually join NATO and was engaged in long-term planning to reconfigure its relations with both countries, and with the Alliance. However, Russia was not yet ready to deal with the consequences of further NATO enlargement to its south. She added that while Russia liked the cooperation with NATO in the NATO-Russia Council, Russia would feel it necessary to insist on recasting the NATO-Russia relationship, if not withdraw completely from the NRC, in the event of Ukraine and Georgia joining NATO. Comment -------
12. (C) Russia's opposition to NATO membership for Ukraine and Georgia is both emotional and based on perceived strategic concerns about the impact on Russia's interests in the region. It is also politically popular to paint the U.S. and NATO as Russia's adversaries and to use NATO's outreach to Ukraine and Georgia as a means of generating support from Russian nationalists. While Russian opposition to the first round of NATO enlargement in the mid-1990's was strong, Russia now feels itself able to respond more forcefully to what it perceives as actions contrary to its national interests. BURNS
domenica 6 novembre 2022
Dcocumento Ambasciata USA a Mosca a Dipartimento Stato USA: NATO Ucraina 2008 Bucharest : NYET MEANS NYET: RUSSIA'S NATO ENLARGEMENT REDLINES
MOSCA n.182 Classificato da: Ambasciatore William J. Burns. Motivi 1.4 (b) e (d). 1. (C)
Riepilogo. A seguito di una prima reazione all'intenzione dell'Ucraina di cercare un piano d'azione per l'adesione alla NATO (MAP) al vertice di Bucarest (ref A), il ministro degli Esteri Lavrov e altri alti funzionari hanno ribadito una forte opposizione, sottolineando che la Russia considererebbe un'ulteriore espansione verso est come una potenziale minaccia militare. L'allargamento della NATO, in particolare all'Ucraina, rimane una questione "emotiva e nevralgica" per la Russia, ma considerazioni politiche strategiche sono anche alla base di una forte opposizione all'adesione alla NATO per l'Ucraina e la Georgia. In Ucraina, questi includono il timore che la questione possa potenzialmente dividere il paese in due, portando alla violenza o addirittura, secondo alcuni, alla guerra civile, che costringerebbe la Russia a decidere se intervenire. Inoltre, il GOR e gli esperti continuano a sostenere che l'adesione ucraina alla NATO avrebbe un impatto importante sull'industria della difesa russa, sui legami familiari russo-ucraini e sulle le relazioni bilaterali in generale. In Georgia, il GOR teme la continua instabilità e "atti provocatori" nelle regioni separatiste.
Riepilogo finale. MFA: Allargamento della NATO "Potenziale minaccia militare alla Russia"
2. (U) Durante la sua revisione annuale della politica estera della Russia del 22-23 gennaio (ref B), il ministro degli Esteri Lavrov ha sottolineato che la Russia deve considerare la continua espansione verso est della NATO, in particolare in Ucraina e Georgia, come una potenziale minaccia militare. Mentre la Russia potrebbe credere alle dichiarazioni dell'Occidente secondo cui la NATO non era diretta contro la Russia, quando si guardano le recenti attività militari nei paesi della NATO , creazione di posizioni operative avanzate degli Stati Uniti, ecc. dovevano essere valutate non dalle intenzioni dichiarate ma dal potenziale. Lavrov ha sottolineato che mantenere la "sfera di influenza" della Russia nel vicinato era anacronistico e ha riconosciuto che gli Stati Uniti e l'Europa avevano "interessi legittimi" nella regione, tuttavia ha sostenuto, che mentre i paesi erano liberi di prendere le proprie decisioni sulla loro sicurezza e su quali strutture politico-militari aderire, dovevano tenere a mente l'impatto sui loro vicini.
3. (U) Lavrov ha sottolineato che la Russia è convinta che l'allargamento non sia basato su motivi di sicurezza, ma sia un'eredità della guerra fredda. Ha contestato le argomentazioni secondo cui la NATO era un meccanismo appropriato per aiutare a rafforzare i governi democratici. Ha detto che la Russia ha capito che la NATO era alla ricerca di una nuova missione, ma c'era una crescente tendenza per i nuovi membri a fare e dire tutto ciò che volevano semplicemente perché erano sotto l'ombrello della NATO (ad esempio i tentativi di alcuni nuovi paesi membri di "riscrivere la storia e glorificare i fascisti").
4. (U) Durante una conferenza stampa del 22 gennaio in risposta a una domanda sulla richiesta dell'Ucraina di un MAP, il MFA ha affermato che "una nuova radicale espansione della NATO potrebbe portare a un serio cambiamento politico-militare che inevitabilmente influenzerà gli interessi di sicurezza della Russia". Il portavoce ha continuato sottolineando che la Russia era legata all'Ucraina da obblighi bilaterali stabiliti nel Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato del 1997 in cui entrambe le parti si impegnavano ad "astenersi dalla partecipazione o dal sostegno a qualsiasi azione in grado di pregiudicare la sicurezza dell'altra parte". Il portavoce ha osservato che "la probabile integrazione dell'Ucraina nella NATO complicherebbe seriamente le molteplici relazioni russo-ucraine" e che la Russia "dovrebbe prendere misure appropriate". Il portavoce ha aggiunto che "si ha l'impressione che l'attuale leadership ucraina consideri il riavvicinamento con la NATO in gran parte come un'alternativa ai legami di buon vicinato con la Federazione Russa".
Opposizione russa nevralgica e concreta
5. (C) Le aspirazioni NATO dell'Ucraina e della Georgia non solo toccano un nervo scoperto in Russia, ma generano serie preoccupazioni circa le conseguenze per la stabilità nella regione. Non solo la Russia percepisce l'accerchiamento e gli sforzi per minare l'influenza della Russia nella regione, ma teme anche conseguenze imprevedibili e incontrollate che colpirebbero seriamente gli interessi di sicurezza russi. Gli esperti ci dicono che la Russia è particolarmente preoccupata che le forti divisioni in Ucraina sull'adesione alla NATO, con gran parte della comunità etnica-russa contraria all'adesione, possano portare a una grande scissione, che comporta violenza o, nel peggiore dei casi, guerra civile.
In tale eventualità, la Russia dovrebbe decidere se intervenire; una decisione che la Russia non vuole dover affrontare.
6. (C) Dmitriy Trenin, vicedirettore del Carnegie Moscow Center, ha espresso preoccupazione per il fatto che l'Ucraina sia, a lungo termine, il fattore potenzialmente più destabilizzante nelle relazioni USA-Russia, dato il livello di emozione e nevralgia innescato dalla sua richiesta di adesione alla NATO. La lettera che chiedeva l'esame del MAP era stata una "brutta sorpresa" per i funzionari russi, che avevano calcolato che le aspirazioni NATO dell'Ucraina erano al sicuro nel dimenticatoio. Con la sua lettera pubblica, la questione era stata "acuita". Poiché l'adesione è rimasta divisiva nella politica interna ucraina, ha creato un'apertura per l'intervento russo. Trenin ha espresso preoccupazione per il fatto che elementi all'interno dell'establishment russo sarebbero stati incoraggiati a immischiarsi, stimolando l'aperto incoraggiamento degli Stati Uniti alle forze politiche opposte e lasciando gli Stati Uniti e la Russia in una classica posizione conflittuale. L'ironia, professava Trenin, era che l'adesione dell'Ucraina avrebbe sfidato la NATO, ma né l'opinione pubblica russa né l'opinione dell'élite erano pronte per questo argomento. Il graduale spostamento dell'Ucraina verso l'Occidente era una cosa, il suo status preventivo di alleato militare de jure degli Stati Uniti un'altra. Trenin ha messo in guardia fortemente dal lasciare che una lotta interna ucraina per il potere, dove il MAP è solo una leva nella politica interna, complica ulteriormente le relazioni USA-Russia ora.
7. (C) Un'altra questione che guida l'opposizione russa all'adesione dell'Ucraina è la significativa cooperazione dell'industria della difesa che i due paesi condividono, incluso un certo numero di impianti in cui vengono prodotte armi russe. Mentre sono in corso gli sforzi per chiudere o spostare la maggior parte di questi impianti in Russia e per spostare la flotta del Mar Nero da Sebastopoli a Novorossiysk prima della scadenza del 2017, il GOR ha chiarito che l'adesione dell'Ucraina alla NATO richiederebbe alla Russia di apportare importanti (costosi) modifiche alla sua cooperazione industriale della difesa.
8. (C) Analogamente, il GOR e gli esperti osservano che ci sarebbe anche un impatto significativo sulle relazioni economiche russo-ucraine, compreso l'effetto su migliaia di ucraini che vivono e lavorano in Russia e viceversa, a causa della necessità di imporre un nuovo regime di visti. Questo, ha sostenuto Aleksandr Konovalov, direttore dell'Istituto per la valutazione strategica, diventerebbe un calderone bollente di rabbia e risentimento tra la popolazione locale.
9. (C) Per quanto riguarda la Georgia, la maggior parte degli esperti ha affermato che, sebbene non sia così nevralgico per la Russia come l'Ucraina, il GOR considera la situazione troppo instabile per resistere alla divisione che l'adesione alla NATO potrebbe causare. Aleksey Arbatov, vicedirettore del Carnegie Moscow Center, ha sostenuto che le aspirazioni della Georgia alla NATO erano semplicemente un modo per risolvere i suoi problemi in Abkhazia e Ossezia del Sud, e ha avvertito che la Russia sarebbe stata messa in una situazione difficile se ciò fosse avvenuto, la risposta della Russia ci sarebbe
10. (C) Il GOR ha chiarito che dovrebbe "rivedere seriamente" tutte le sue relazioni con l'Ucraina e la Georgia nel caso in cui la NATO le invitasse ad aderire. Ciò potrebbe includere importanti impatti sull'energia, sull'impegno economico e politico-militare, con possibili ripercussioni in tutta la regione e nell'Europa centrale e occidentale. La Russia probabilmente rivisiterebbe anche le proprie relazioni con l'Alleanza e le attività nel Consiglio NATO-Russia, e prenderà in considerazione ulteriori azioni nell'arena del controllo degli armamenti, compresa la possibilità di un completo ritiro dai trattati CFE e INF e minacce più dirette contro i piani di difesa missilistica degli Stati Uniti
11. (C) Isabelle Francois, direttrice dell'Ufficio informazioni della NATO a Mosca (protezione), ha affermato di ritenere che la Russia avesse accettato che l'Ucraina e la Georgia alla fine avrebbero aderito alla NATO ed era impegnata in una pianificazione a lungo termine per riconfigurare le sue relazioni con entrambi i paesi, e con l'Alleanza.Tuttavia, la Russia non era ancora pronta ad affrontare le conseguenze dell'ulteriore allargamento della NATO a sud. Ha aggiunto che mentre alla Russia piaceva la cooperazione con la NATO nel Consiglio NATO-Russia, la Russia riterrebbe necessario insistere per riformulare le relazioni NATO-Russia, se non ritirarsi completamente dall'NRC, nel caso in cui l'Ucraina e la Georgia aderissero alla NATO. Commento
12. (C) L'opposizione della Russia all'adesione alla NATO di Ucraina e Georgia è sia emotiva che basata su preoccupazioni strategiche percepite circa l'impatto sugli interessi della Russia nella regione. È anche politicamente popolare dipingere gli Stati Uniti e la NATO come avversari della Russia e utilizzare la portata della NATO in Ucraina e Georgia come mezzo per generare sostegno dai nazionalisti russi. Mentre l'opposizione russa al primo round di allargamento della NATO a metà degli anni '90 è stata forte, la Russia ora si sente in grado di rispondere con più forza a quelle che percepisce come azioni contrarie ai suoi interessi nazionali. Burns
lunedì 19 settembre 2022
Ucraina il modello di colonia del mondo moderno globalista
L'Ucraina, dal colpo di Stato del febbraio 2014, che ha significato la vittoria delle posizioni di estrema destra e di quelle inclini a Washington e all'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), è diventata un'entità destabilizzante nella regione e una punta di diamante della politica di massima pressione contro la federazione russa.
L'Ucraina è così passata verso uno strumento delle amministrazioni statunitensi per concretizzare i suoi interessi egemonici a vari livelli: mercantile, finanziario, politico, militare e per cercare di mantenere un'egemonia messa in discussione non solo dalla Russia, ma anche dalla Cina e da altre potenze emergenti, come È il caso della Repubblica islamica dell'Iran. Potenze occidentali come gli stessi Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania, fondamentalmente, per soggiogare la Russia, e far sopportare alle loro società l'enorme fardello di mantenere azioni di guerra, che favoriscono solo i grandi conglomerati militare-industriali, ma che non giovano al popolo.
Un'Europa che, oltre ad essere coinvolta in un conflitto con conseguenze impreviste, vede l'inverno avvicinarsi a passi da gigante e la concreta possibilità di vedere la propria economia diminuire in relazione alle importazioni di petrolio e gas, di cui il 40% proviene dalla Russia e altri 20 % dal Maghreb e dal Golfo Persico. In questo panorama di incertezza e sanzioni contro Mosca, i più colpiti sono solitamente le società, i popoli, i settori più deboli del tessuto sociale. E, in questo, i paesi europei risentono del rigore di alti tassi di inflazione, di un monumentale aumento dei prezzi dei carburanti e di una protesta della popolazione, ancora in divenire, ma che può portare a grandi esplosioni sociali. Aggiungiamo l'influenza della guerra in termini di esportazioni di cereali e idrocarburi al resto del pianeta,
Nella città di Vladivostok, nella Russia orientale, dal 5 all'8 settembre si è tenuto il settimo Forum economico orientale, con rappresentanti di dozzine di paesi all'insegna dello slogan "La strada per un mondo multipolare". Un evento che mostra la volontà russa insieme ai suoi partner della Repubblica popolare cinese di affrontare le sfide che l'Occidente ha messo sul tavolo geopolitico internazionale. È stato un forum incentrato sullo sviluppo della cooperazione commerciale globale di fronte alle difficoltà delle sanzioni occidentali. Nelle parole del presidente russo Vladimir Putin, "Per quanto l'Occidente voglia isolare la Russia, è impossibile farlo... basta guardare la mappa... I paesi occidentali cercano di mantenere il precedente ordine mondiale, che risponde ai loro interessi, e far vivere il mondo intero secondo le regole che impongono, che hanno inventato e che spesso si rompono e sono in continua evoluzione... Il divario tra le élite occidentali e gli interessi dei propri cittadini è in aumento. Così, il livello di sviluppo industriale in Europa, la qualità della vita delle persone, la stabilità socioeconomica, tutto questo viene gettato nel forno sanzionatorio»(1)
In questo momento i paesi occidentali, specie quelli europei, subiscono enormi pressioni e danni economici, a causa di una gestione economica soggetta alle richieste degli Stati Uniti, che hanno privilegiato una politica sanzionatoria nei confronti della Russia rispetto a qualsiasi considerazione dei popoli di il mondo. Così viene imposto il commercio di armi, il che implica per Kiev riempirsi di equipaggiamento militare obsoleto e ipotecare la sua economia contro gli ordini e le forniture che l'industria militare, sia gli Stati Uniti che i suoi più potenti alleati in Europa, stanno fornendo e che in Ad un certo punto, prima o poi, verrà addebitato a prezzi esorbitanti.
Gli ucraini, come società, dovranno pagare, con il loro sviluppo futuro, il rinnovo dei loro arsenali e allo stesso tempo assistere all'enorme corruzione che ciò comporta e alla quale il governo dell'attuale presidente Volodimir Zelensky non fa eccezione. Le armi sono state offerte gratuitamente a Kiev in modo che a breve termine inizi a pagare per il suo mantenimento e ammodernamento, che porta inevitabilmente all'acquisto di armi moderne, al loro rinnovamento e così via, una catena senza fine. Il media americano Bloomberg ha sottolineato, attraverso i suoi editoriali e le sue analisi, che i beni ucraini sono già ipotecati sulla base del pagamento a consulenti esteri, mercenari, servizi e supporto logistico, nonché software occidentale che genera soggezione all'industria occidentale e con essa il impossibilità di un proprio e autonomo sviluppo,
Nello stesso momento in cui Bloomberg sottolinea questo punto, ha anche rivelato che Washington ha già consegnato a Kiev un terzo del suo inventario di unità missilistiche anticarro Javelin e un quarto delle sue scorte di missili antiaerei portatili Stinger... è un indebolimento della catena di approvvigionamento preoccupante al Pentagono “»La debolezza della catena di approvvigionamento del Dipartimento della Difesa mette a repentaglio non solo gli aiuti all'Ucraina, ma la capacità degli Stati Uniti di rispondere a crisi future, compreso un potenziale conflitto su Taiwan , il cui esercito dipende da materiale americano» (2)
L'Ucraina, sottomettendosi all'Occidente, ha completamente ipotecato il futuro delle prossime generazioni della sua popolazione. Ne è prova la firma della legge da parte del presidente degli Stati Uniti Joe Biden sulla "Lend lease" Law of Loans and Leases che risale alla seconda guerra mondiale e che consiste sostanzialmente nell'agevolare forniture militari con pagamenti futuri. Ovvero rimborsare in futuro quanto consegnato oggi in termini di armi, rifornimenti e supporto militare in ampi settori, liberando l'amministrazione statunitense da procedure e permessi burocratici, che danno luogo allo sviluppo della corruzione e del traffico di armi in più direzioni. . Questa legge era già stata firmata lo scorso maggio, approvata dal Senato con il nome di "Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act" (3) Il calcolo, partendo dal basso, stima che questa legge consentirà all'Ucraina di indebitarsi per quasi 100 miliardi di dollari, di cui il 40% è già stato consegnato con varie modalità.
La repressa opposizione ucraina ha messo in guardia sulle conseguenze disastrose di questo vassallaggio di politici ultranazionalisti – che paradossalmente non hanno nulla a che fare con il nazionalismo – davanti agli Stati Uniti e all'Europa. Si sta materializzando così una grave minaccia alla sovranità di questo paese europeo e significherà, senza dubbio, che per favorire il pagamento di un debito che diventerà inpagabile, le cricche politiche ucraine dovranno sottoporre il proprio territorio disposizione delle truppe USA e NATO. Installando dozzine di basi militari, proprio come fecero con la Germania del secondo dopoguerra, generando condizioni di locazione leonina. Allo stesso tempo favorire gli investimenti che significano la privatizzazione dei servizi energetici ucraini e l'accesso all'industria alimentare, nonché ottenere condizioni speciali per realizzare progetti significativi nei settori dell'energia, delle infrastrutture e del commercio. L'Ucraina si sta scavando la fossa, dimostrando che sta per diventare la principale figura di Washington in Europa, diventando la punta di diamante degli interessi della lobby energetica e del complesso militare-industriale del Paese.
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