venerdì 1 maggio 2020

Perche l'Euro è un percorso sbagliato analisi completa e basi vere dell impianto Eurounionista

Perche l'Euro è un percorso sbagliato

Scopriamolo dalle origini chi lo propose e perchè, e come si siano evolute, (o meglio non evolute). Recuperiamo la memoria, poichè non aver chiaro il percorso, porta a basare su false basi (nel tempo propagandate) inutili dibattiti, che portano su false prospettive ed aspettative. 

Il trauma degli Unionisti, che non vogliono vedere, essendo la caduta di miti, a cui intellettualmente hanno su errate basi immolato il loro credo.Ma riconoscere l errore è onorevole, persistere non evitera le conseguenze, ma infliggera ai popoli sofferenze gravi. 


Lo Sme nasce il 4 e il 5 dicembre 1978 nella capitale belga dalla fortuita coincidenza di un sogno illuministico e del disperato bisogno che avevano Valéry Giscard d'Estaing ed Helmut Schmidt di proteggere gli interessi egoistici dei contadini francesi e della grande industria tedesca, artefici dei loro successi elettorali. Il timore di quegli anni era che un'alluvione di dollari a prezzi stracciati invadesse l'Europa (e la Germania occidentale, soprattutto), provocando un'inflazione paurosa, e che i Paesi dell'Europa che allora si definiva "latina" (cioè Francia, Italia e Belgio, con l'aggiunta del Regno Unito) si inserissero nella scia del dollaro per fare un'efficace concorrenza alla Germania, invadendo il mercato tedesco con merci a basso prezzo. Giscard d'Estaing, da parte sua, voleva un meccanismo di cambi fissi per tenere in piedi anche in quei tempi procellosi la Politica Agricola Comunitaria che da decenni protegge e finanzia munificamente l'agricoltura dei Paesi ricchi, e in modo particolare quella francese. La PAC non è in grado di funzionare se le monete europee vanno ciascuna per proprio conto. E' utile ricordare oggi gli interessi "egoistici" di allora, perché sulla carta il Sistema monetario europeo avrebbe dovuto essere un gioco miracoloso in grado di coniugare una logica cooperativa con una meccanica competitiva. I comportamenti dei "peggiori" vengono costretti ad adeguarsi a quelli dei Paesi più virtuosi (quelli a più bassa inflazione), altrimenti si perde competitività; ma in cambio i Paesi "viziosi" ottengono dall'esterno una stabilità monetaria, una riduzione dell'inflazione, che da soli non saprebbero produrre.
Lo Sme favorisce il più forte (la Germania Federale di allora, quella unificata di oggi) perché protegge i prezzi delle sue merci, ma in cambio i Paesi "deboli" ottengono un bene pubblico (la stabilità monetaria e la disinflazione) che non hanno la capacità di realizzare all'interno. Questo compromesso tra cooperazione e competizione oggi non funziona più, dopo che tutti i Paesi che nel 1979 erano "deboli" hanno vinto, chi più chi meno, l'inflazione (Francia, Belgio, Gran Bretagna e anche l'Italia). La Germania dal 1990 non è più la stessa, essendo passata da sessanta ad ottanta milioni di abitanti, con tutto quello che comporta il peso dei territori ex comunisti.
Celebrando i dieci anni di vita dello Sme, il 5 dicembre 1988, l'allora ministro del Tesoro, Giuliano Amato, osservò la singolarità del fatto che "il pezzo monetario della Comunità europea" era quello più unitario ed efficace. I fondatori della Cee nel 1957 non avevano sentito il bisogno di spendere neppure una riga sulle monete, nel testo dei Trattati di Roma. La verità è che nel 1957 la stabilità delle monete era un dato esterno al Mercato Comune Europeo, garantito dagli accordi di Bretton Woods e dallo strapotere americano. I cambi fissi erano un tacito ma essenziale presupposto all'abbattimento di dazi e frontiere commerciali. Quando, tra il 1971 e il 1973, gli Usa rifiutano di convertire in oro la valanga di dollari esportati in Europa, e Bretton Woods muore, la Comunità rischia di crollare perché il suo castello si reggeva su una stabilità monetaria garantita dall'esterno. il tentativo tedesco di costruire il Serpente in cui il marco fa da locomotiva fallisce miseramente nella prima metà degli anni Settanta. Il meccanismo espelle in poco tempo lira, franco (per ben due volte), franco belga e sterlina.
Il sogno sembra realizzarsi nel luglio 1978, a Brema, dove i ministri finanziari delle Cee accettano l'idea francese di un sistema che leghi tra loro le monete europee non più sulla base egoistica di rapporti bilaterali, ma sulla base di una nuova moneta comune, l'Ecu, che avrebbe funzionato come una pietra di paragone, un cuscinetto neutrale tra moneta forte (il marco) e monete deboli. L'introduzione di un metro di Sévres comunitario, non nazionale, avrebbe avuto il compito di non dare ragione sempre al più forte: la "colpa" di uno squilibrio monetario poteva anche essere attribuita all'eccessiva forza del forte, piuttosto che all'insipienza del debole. Il "tribunale" di Bruxelles poteva dunque condannare anche il forte. Questo sogno kantiano, una moneta neutrale portatrice di pace, si coronava poi con l'idea di istituire un Fondo monetario europeo al quale le Banche centrali europee avrebbero dovuto cedere il venti per cento delle proprie riserve in oro e in dollari, e che avrebbe finanziato come un deus ex machina neutrale la difesa sui mercati delle valute in difficoltà. La storia ci dice come andò a finire.
Il bel sogno s'infrange contro il muro di gomma della realtà e contro la pertinacia della Bundesbank. Il suo presidente, quell'Otmar Emminger partigiano dei cambi fluttuanti e difensore di un'assoluta sovranità monetaria tedesca, riuscì a svuotare totalmente quella cattedrale. Ci sono voluti dodici anni per riproporre quel progetto. Il sogno si è materializzato di nuovo, più forte e più radicato, nel Trattato di Maastricht. E oggi come allora la Bundesbank impiega lo stesso impegno nello svuotarne i contenuti più innovativi.
La realtà dello Sme fu alla fine molto simile al Serpente e alla logica dei "rapporti bilaterali". L'accordo di cambio doveva durare due anni. Doveva essere una costruzione provvisoria. Si doveva passare in fretta all'Unione Monetaria. Ovviamente, non se ne fece nulla. Le monete del Serpente, più il franco, si impegnarono ad oscillare tra di loro del 2,25 per cento, in alto e in basso. I tassi di cambio venivano definiti in rapporto all'Ecu, ma si trattava di un puro artificio contabile.
L'Ecu prevede una linea centrale (la parità) attorno alla quale si può oscillare, un "tetto" (oltre il quale le monete non si possono apprezzare) e un "pavimento" (al di sotto del quale le stesse monete non si possono deprezzare). Tra il punto più alto e quello più basso c'è uno spazio di manovra del 4,5 per cento. Furono soltanto le perplessità e la tenacia del Governatore Baffi a strappare per l'Italia un regime straordinario che abbiamo abbandonato soltanto il 5 dicembre 1990: la lira ebbe il privilegio (vista la situazione inflazionistica disastrosa) di oscillare con una "banda allargata" del 6 per cento (e quindi con uno spazio complessivo del 12 per cento) che venne poi utilizzata da Spagna, Portogallo e Gran Bretagna per entrare negli Accordi di Cambio.

Sappiamo che un sistema di cambio fisso, è di limitata durata , e che con meccanismi noti (tasso di cambio ombra) , consente la speculazione , avendo in se il moral hazard , del mancato rischio nel riposizionarsi indifferentemente in una lato o altro del cambio , in vista di un breach del sistema fisso. Tale circostanza sempre verificatasi nella storia , si manifesto puntualmente nel 92.
E l ex Governatore Banca Italia nel 1989 riteneva pericoloso quanto si volesse fare e ne denunciò pubblicamente sulla stampa: "«Quando si è eretto il feticcio dei cambi fìssi le conseguenze sono state nefaste» – «Pochi bambini e tanti vecchi. Ecco il vero problema della comunità» – Una nuova ondata di immigrati è inevitabile..."" Si deve osservare che un sistema a guida marco, fondato sulla stabilità dei prezzi, e sulla rigidità del cambio, impone a qualsiasi Paese che subisca uno shock riduttivo della sua capacità di produrre reddito (come furono i due del prezzo del petrolio negli Anni Settanta) la scelta fra il finanziamento estero e il ricorso all’abbattimento dei prezzi interni e, maggiormente, dei salari, che da Keynes in poi sappiamo essere oltremodo difficile e costoso in termini di tranquillità sociale e di produzione di reddito. L’aggiustamento relativo di prezzi e salari sarebbe più facile su un’onda di moderata inflazione diffusa al sistema, ma l’obiettivo essendo quello più severo dei prezzi stabili, questa agevolezza non si dà e di tanto si aggrava il vincolo della fissità del cambio. » In queste parole si può riconoscere quanto avviene oggi, e farci capire l errata e deleteria via che percorriamo.

Nel settembre del 92 , con l uscita dall accordo di cambio della Lira e della Sterlina ,uscita Britannica che decreto la rinunzia saggia all EURO da parte degli stessi, con la svalutazione di circa il 25%  pose , o meglio ridiede il posizionamento corretto della valuta al nostro sistema economico , ove l e esportazioni iniziarono a "volare" , portando nel 1996  la Germania , e su alcune filiere merceologiche la Francia, alla piu grande  crisi mai vista nei precedenti 20 anni. In quel periodo quindi il Governo Tedesco , attuo cogliendone l occasione, una manovra lacrime e sangue pesante, (scegliendo la via piu breve di riadeguamento competitivo)  per allineare la Germania ai parametri di maastricht , e successivamente promuovendo insieme alla Francia , la riattrazione della Lira , al fine di imbrigliarla nuovamente in un cambio fisso , onde comprimere la competitiva Italiana , riconducendola cosi anche a dover rispettare Maastricht cogliendo che tale riallineamento avrebbe depresso per un ciclo lungo l economia Italiana .
Come sappiamo  L Asse Franco -Tedesco riusci nel intento, con la superficialita di chi forse fu talmente ideologico dell Europa Federale , da non vedere la trappola ed il grave danno per il nostro paese.
Questi sono gli scopi del Euro , repressione dei paesi deboli al fine di proteggere e far prosperare le economie Franco Tedesche, ed infatti il Trattato di Lisbona ne riflette in pieno l architettura: non abbiamo la BCE last lender, la previsione di strumenti quali ad esempio il MES , che sbarrino e proteggano gli altri paesi , non vi è traccia , ne vi è alcuna possibilità di mutualizzazioni di sorta , ne di trasferimenti tra i paesi in surplus e quelli in deficit,se non modificando il Trattato , ed oggi ne vediamo, come sin dal 2011 la sua forza, ove la Germania non deve fare alcun sforzo negoziale alle richieste di cambio filosofico in direzione integrativa , poiche semplicemente oppone il Trattato.
Ora, pertanto abbiamo avuto la stessa leggerezza dei nostri governanti in linea con la precedente Per questo dovrebbe essere urgente e di prima priorità l uscita dal sistema , ed una eventuale riscrittura di un progetto Europeo su basi completamente diverse qualora se ne rinvenisse convergenza.
Una nota finale circa l impossibilita ad avviso di chi scrive , che mai vi possa essere una tale convergenza , e che anche gli sforzi negoziali di paesi "suddisti" quali ad esempio la spagna , o il portogallo, (non certo l Italia che rimane sempre nel giogo del vecchio solco con l incapacità dei governi di comprendere ) nel cercare di spingere la Germania verso pseudo integrazioni/mutualizzazioni seppur parziali, non riescono sa trovare spazio ed assenso . Come accennato nel 1996 fu fatta in Germania e spacciata come indispensabile per l economia tedesca (tacendo quindi anche in tale circostanza la verità) una serie di manovre e riforme di portata forte , che i Tedeschi ricordano , e tramandano ai loro figli, pertanto la continuità politica di qualsiasi partito , trova un fondamento di paradigma nel fatto che nell 'Unione si garantiscano e salvaguardino i frutti di quei profondi sacrifici inflitti al popolo tedesco, pertanto mai una forza politica potrà mai tradire tale patto , pena la dissoluzione dal panorama politico. Questo è bene comprenderlo , per una equilibrata comprensione dei cittadini e politici Tedeschi.
Se non si conosce la storia, si è destinati a ripeterla.
Morale , la prima arma di uno Stato , è la selezione dei Governanti in termini di competenze , esperienze e capacita di leadership.

Dr. Rodolfo Prenesti

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